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	<title>Io Editore &#187; la dismissione</title>
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		<title>L&#8217;attualità di un mondo passato</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 09:01:47 +0000</pubDate>
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<p><strong>La dismissione</strong>, Ermanno Rea, Bur 370 pagine 9,20 euro</p>
<p>Nostalgia, passione, tristezza, sgomento. Ma anche forza, orgoglio, dignità. Una Napoli diversa, niente pizza, violini e violenza. È la Napoli della classe operaia, di Bagnoli, polo industriale vecchio di un secolo. E della sua fine. Ho letto in ritardo questo</p>
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<p><strong>La dismissione</strong>, Ermanno Rea, Bur 370 pagine 9,20 euro</p>
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<p>Nostalgia, passione, tristezza, sgomento. Ma anche forza, orgoglio, dignità. Una Napoli diversa, niente pizza, violini e violenza. È la Napoli della classe operaia, di Bagnoli, polo industriale vecchio di un secolo. E della sua fine. Ho letto in ritardo questo libro di Rea. E me ne rammarico. Di lui, grande scrittore scomparso da poco, ho letto altri romanzi storici straordinari che consiglio: <em>La comunista</em>, <em>Mistero napoletano</em>. Ne <em>La dismissione</em> si parla della demolizione dell’Ilva di Bagnoli. E di Vincenzo Buonocore, prima operaio poi tecnico, incaricato di sovraintendere allo smantellamento della grande fabbrica. Per venderla alla Cina. Personaggio quasi tutto di un pezzo Vincenzo, operaio specializzato che ama la sua fabbrica dove è entrato giovanissimo. La dismissione sarà il suo “capolavoro”, dove metterà tutto se stesso, il suo ingegno, la sua intelligenza pratica, il suo entusiasmo. Nel contempo prova disperazione per la fine di un’epoca, la sua, di una storia, la sua e quella dei sui compagni di lavoro, di tutta una città. Quella fabbrica, e quel quartiere, era tutto il loro mondo, con il suo atroce fumo, le ceneri nel vento, le fiamme dell’alto forno. Sullo sfondo di un mare bellissimo. Una storia piena di contrasti, di emozioni divergenti, di passioni straccianti. Vincenzo non è comunista, è poco sindacalizzato. In contrasto con la parte più arrabbiata dei suoi compagni operai che vogliono resistere alla scomparsa della fabbrica che sentono loro. Non che non capisca la loro rabbia (resteranno, come lui, senza lavoro, in molti senza pensione, tutti senza un futuro), ma la soddisfazione, l’orgoglio, di fare “un buon lavoro”, di essere protagonista, vince su tutto. Un libro drammatico. Ancora attuale per le tante fabbriche e aziende che oggi vengono dismesse, svendute, con il loro carico di storia, di storie, di bellezza e di dolore. Ci dicono: il mondo cambia, di dimenticare il passato, di correre. Ma perché, invece, non si cerca di tracciare un legame tra il prima e il dopo?</p>
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