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	<title>Io Editore &#187; partigiani</title>
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		<title>Nel dopoguerra tra comunisti e fascisti c&#8217;erano ancora molti conti da regolare</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 14:54:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>“La guerra non era finita” I partigiani della Volante Rossa</strong>, Francesco Trento, Editori Laterza 200 pagine, 18 euro.</p>
<p>E’ la storia del “tenente Alvaro”, alias Giulio Paggio, e della sua formazione partigiana, la “Volante Rossa”. La più famosa delle organizzazioni armate che si formarono, soprattutto nel nord Italia, dopo il 25 aprile del ’45. La sua sede era a Lambrate, quartiere ultra operaio di Milano. Per loro, finita la guerra, c’erano in giro ancora troppi “fazulet”, troppi fascisti che non avevano pagato il conto. Così ogni tanto, con le loro biciclette, li andavano a trovare a casa e li riempivano di botte. Qualcuno addirittura lo ammazzavano a pistolettate. Quanto fossero organici al Pci e al suo “secondo livello” di cui da sempre si discute non si sa. Fatto sta che quando c’era uno sciopero in cui bisognava menare le mani, una manifestazione in cui si prevedevano scontri con la polizia, quando c’era da fare la guardia a qualche sezione, Alvaro e i suoi non mancavano mai. Erano giovani, esuberanti, arrabbiati. Ma anche i fascisti non erano da meno. Non era neanche finita la guerra che già si erano organizzati in partiti e partitini, in squadra d’azione, in organizzazioni armate, pubblicavano giornali. E si davano da fare con bombe e pistole. Insomma per anni in Italia si è combattuta una guerra civile strisciante con morti e feriti da entrambe le parti. Fino a che, dopo le lezioni del ’48 e l’attentato a Togliatti, la Democrazia Cristiana e i suoi alleati americani non hanno preso il sopravvento e dominato la politica italiana per trent’anni. Per la Volante Rossa il ’49 è l’anno dell’inizio della fine: si susseguono agguati, arresti, ingenuità, che porteranno nel ’51 al primo processo e poi, nel ’53, all’appello. Cadono molti capi di imputazione ma alcuni vengono condannati a lunghi anni di galere, altri, tra i quali “Valerio”, scappano, aiutati dal Pci, in Cecoslovacchia. Con gli anni tutti o quasi vengono amnistiati. Paradosso della storia: Paggio, che lavora alla radio “Oggi in Italia” è la voce che nel ’68, durante la primavera di Praga legge il messaggio di Svoboda, uno dei leader della rivolta, contro l’intervento russo. Il libro è molto ben scritto, fotografa la situazione con parole misurate. Si percepisce la vicinanza dell’autore, quasi l’affetto, verso questi ragazzi scapestrati, operai-guerriglieri alla luce del sole, con i loro giubbotti d’aviatore americani, spavaldi. Figli del loro tempo pieno di povertà, disoccupazione, aspri scontri politici, ma anche di speranze, passioni, voglia di. Da leggere. Per conoscere. E capire.</p>
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