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	<title>Io Editore &#187; susanna trippa</title>
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		<title>Come cambia lo sguardo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2015 14:23:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gli elementi autobiografici già presenti nella precedente produzione letteraria di Susanna Trippa diventano preponderanti nel suo ultimo libro <em>Come cambia lo sguardo</em> (Corbo Editore, 2013).<br />
Si tratta infatti di un’autobiografia che va dai primi anni Cinquanta, in una Bologna che ha visto l’autrice nascere, fino alla fine degli anni ’70, con il suo trasferimento a Bergamo e l’inizio di un nuovo “capitolo” della sua esistenza.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli elementi autobiografici già presenti nella precedente produzione letteraria di Susanna Trippa diventano preponderanti nel suo ultimo libro <em>Come cambia lo sguardo</em> (Corbo Editore, 2013).<br />
Si tratta infatti di un’autobiografia che va dai primi anni Cinquanta, in una Bologna che ha visto l’autrice nascere, fino alla fine degli anni ’70, con il suo trasferimento a Bergamo e l’inizio di un nuovo “capitolo” della sua esistenza.<br />
Ci sono dunque ricordi della primissima infanzia, del periodo degli studi – la severità dei professori, qualche iniziale difficoltà, poi superata, le infatuazioni, le gite scolastiche, le amicizie… –, e poi la laurea, i primi lavoretti, le prime supplenze; infine, l’incontro con quello che sarebbe poi divenuto “per più di vent’anni” suo marito e i numerosi viaggi.<br />
Una parte particolare occupano infatti gli itinerari, negli anni Settanta, in terre lontane dal gusto esotico, intrapresi in autostop, con sacco a pelo e zaini sulle spalle, senza soldi: retaggio della rivoluzione di quello che era stato il ’68, il viaggiare acquistava un significato profondo, “crescere e capire, persino guarire ferite”.<br />
Il libro si conclude con un capitolo dedicato alla riflessione sul ritorno alle proprie origini, Bologna, una città che Susanna non sentiva più sua, se non per la nostalgia.<br />
L’autrice confessa che, inspiegabilmente, già da ragazzina guardando i tetti rossi della città dal Colle dell’Osservanza, aveva avvertito che non sarebbe stata là per sempre: una gran fatica, però, abituarsi a Bergamo, l’esatto contrario della città emiliana, ma anche lì, alla fine, è riuscita a trovare un modo di vivere, un suo spazio.<br />
Emerge anche tutto l’amore per i libri e per la scrittura, che prende una forma più strutturata in <em>Come cambia lo sguardo</em>; un testo dove, pur nella brevità di molte delle situazioni descritte, è evidente la sua motivazione: Susanna scrive, innanzitutto, per sé, per fissare un ricordo, un pensiero, e poterlo poi ritrovare nel tempo; ma scrive anche per gli altri, per comunicare esperienze, idee, emozioni…<br />
In questo caso, la scrittura ha la funzione di trattenere la memoria, non prima di averne preso le distanze, di fatti, persone, sentimenti che altrimenti andrebbero persi.<br />
Traccia indelebile del suo passato o dialogo con se stessa, modo di rivelarsi intimamente o descrizione di fatti e stati d’animo con un diretto riferimento alla realtà di quegli anni, il libro di Susanna Trippa diventa anche memoria collettiva, lente di ingrandimento attraverso la quale chi ha vissuto quegli anni, anche se in età diverse, potrà ritrovare uno sguardo trasparente e sincero sul proprio passato, senza giudizi affrettati, con qualche rimpianto, forse, ma certamente con una consapevolezza nuova data dalla condivisione.<br />
© Riproduzione riservata<br />
(da SOLOLIBRI – recensione di Lidia Gualdoni)</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/08/Come-cambia-lo-sguardo-copertina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2101" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/08/Come-cambia-lo-sguardo-copertina.jpg" alt="Come cambia lo sguardo copertina" width="275" height="448" /></a></p>
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		<title>CasaLuet</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 09:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I racconti di CasaLuet sono stati scritti in una casetta deliziosa, con il tetto che pare fatto da due carte che si baciano alle estremità. Formano un angolo aguzzo, che sembra piovuto dal cielo.</p>
<p>Scrive proprio così Susanna Trippa, la scrittrice bergamasca che con questa raccolta di racconti, nel 2008 appare per la prima volta in libreria. Edito da Lampi di Stampa, il libro ci svela il percorso che la scrittrice ha deciso di tracciare, rispetto alle motivazioni che l’hanno portata a svelarci il suo mondo.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I racconti di CasaLuet sono stati scritti in una casetta deliziosa, con il tetto che pare fatto da due carte che si baciano alle estremità. Formano un angolo aguzzo, che sembra piovuto dal cielo.</p>
<p>Scrive proprio così Susanna Trippa, la scrittrice bergamasca che con questa raccolta di racconti, nel 2008 appare per la prima volta in libreria. Edito da Lampi di Stampa, il libro ci svela il percorso che la scrittrice ha deciso di tracciare, rispetto alle motivazioni che l’hanno portata a svelarci il suo mondo.</p>
<p>Sono le emozioni che legano in modo indissolubile i sei racconti e la postfazione Conchiglie, cozze e vongole. C’è una ricerca profonda, un desiderio di rivelare attraverso la scrittura, il mondo semplice che ci circonda. Senza dimenticare quanto la scrittura debba comunque fare i conti con il male di vivere con cui, prima o poi, ognuno di noi deve fare i conti.</p>
<p>In CasaLuet si può ritrovare il senso delle cose attraverso tre racconti, che sono poi le colonne portanti dell’intera raccolta. E’ possibile ritrovare le origini della scrittura avvolgente e decisa che porteranno Susanna Trippa al più maturo Come cambia lo sguardo. Primo romanzo che ha raccolto consensi di affermati scrittori come Roberto Pazzi e del regista Pupi Avati.</p>
<p><em>Appuntamento alle sette, Liverpool Station</em> e <em>I tre porcellini</em> valgono da soli molto di più di quanto la scrittrice voglia farci credere. Sono il nucleo di tre romanzi appena dettati. Rimane un gusto amaro al termine di quelle pagine. Come una domanda che non abbia trovato risposta. E se uno scrittore riesce in questo intento, non crediate sia un caso questa scelta, significa che la scrittura ha assunto un ruolo fondamentale. Da antico e segreto amore si è fatto strumento di educazione alla vita.</p>
<p>Non capita spesso, nel mio lavoro, di trovare libri capaci di comunicare qualcosa al lettore. Che siano scritti bene, capaci di seguire un filo logico. Quelli a cui puoi perdonare anche i passaggi a vuoto, perché in fondo, conosciamo i nostri limiti solo sperimentando la scrittura proprio come facciamo con la vita.</p>
<p>Susanna Trippa rimane una conferma. Anche con questa raccolta di racconti. Ed è un altro racconto, Pane e cinema, che ribadisce la bellezza della sua scrittura. Riceve infatti il 1° premio AlberoAndronico “Cinecittà – l’occhio del cinema sulla città” nel 2009.</p>
<p>Alessandro Russo</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/08/CasaLuet-copertina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2098" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/08/CasaLuet-copertina.jpg" alt="CasaLuet copertina" width="546" height="782" /></a></p>
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