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		<title>Una Milano a metà</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 09:15:11 +0000</pubDate>
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<p><strong>Un’educazione milanese</strong>, Alberto Rollo, Manni, 317 pagine, 16 euro</p>
<p>Un libro a due velocità: la prima, bellissima, descrive l’infanzia e l’adolescenza del protagonista in cui mi ritrovo, la seconda, mi spiace, noiosa. Le prime 80 pagine sono davvero notevoli con quella Milano in grande sviluppo sociale, produttivo, edilizio. E poi la famiglia, col il padre orgoglioso di appartenente alla classe operaia, comunista tutto di un pezzo, con la sua idea di famiglia e di educazione</p>
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<p>Un’educazione milanese, Alberto Rollo, Manni, 317 pagine, 16 euro</p>
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<p>Un libro a due velocità: la prima, bellissima, descrive l’infanzia e l’adolescenza del protagonista in cui mi ritrovo, la seconda, mi spiace, noiosa. Le prime 80 pagine sono davvero notevoli con quella Milano in grande sviluppo sociale, produttivo, edilizio. E poi la famiglia, col il padre orgoglioso di appartenente alla classe operaia, comunista tutto di un pezzo, con la sua idea di famiglia e di educazione molto rigida. La sua Guzzi, le visite domenicali ai parenti in tram, il ponte della ferrovia, il gasometro. Sono anche miei ricordi (tranne le idee del padre). Bei ricordi. Le seconde 200, troppo intimiste, autoriflessive. Ripeto: noiose. Poco coinvolgenti. Certo, sullo sfondo sempre Milano, la Milano degli anni ’70 con i gruppi extraparlamentari, le manifestazioni di piazza, le bombe. Ma più definita dai rapporti contorti con gli amici-compagni, dalle letture dei classici dell’800 e dai grandi autori dell’epoca, dai film del momento, grandi film. Specchio di una generazione di studenti piccolo borghesi che dicevano di voler fare la rivoluzione ma, si è visto dopo, volevano un buon posto al sole. In parte la mia storia, ma io già lavoravo e militavo in un modo più profondo. Per questo non mi ritrovo e ritrovo solo in parte quella Milano degli anni ’70.</p>
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		<title>527 pagine e non dimostrarle</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 08:06:31 +0000</pubDate>
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<p><em>le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>La provvidenza rossa</strong>, Ludovico Festa, Sellerio Editore 527 pagine 15 euro</p>
<p>Davvero piacevole questo libro di Festa che riesce, con una scrittura fluida, leggera, arguta, ad agganciare il lettore e a trattenerlo per 500 pagine. Più che un giallo è la descrizione puntuale di come si comportava la vera anima del Pci milanese negli anni Settanta. Tra stalinismo di maniera, convinto riformismo e</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>La provvidenza rossa</strong>, Ludovico Festa, Sellerio Editore 527 pagine 15 euro</p>
<p>Davvero piacevole questo libro di Festa che riesce, con una scrittura fluida, leggera, arguta, ad agganciare il lettore e a trattenerlo per 500 pagine. Più che un giallo è la descrizione puntuale di come si comportava la vera anima del Pci milanese negli anni Settanta. Tra stalinismo di maniera, convinto riformismo e difesa dello stato democratico borghese. Una vera polizia parallela (e più efficace) alla Polizia di stato. Efficientissima, veloce, che sa sempre (forse troppo) che fare. Senza tentennamenti. Un residuo della famosa (millantata) doppiezza del Pci. Bravissimo Festa, allora dirigente migliorista del partito, poi giornalista del Foglio, a raccontare  mentalità, comportamenti, anche tic, difetti  e vestiti, di responsabili e militanti del Pci. E qui si toglie qualche sassolino. Preciso nel descrivere strade, palazzi, ristoranti di una Milano ancora sessantottina. La trama non è avvincente, ma non è quello che più interessa  all’autore. Il giallo è un pretesto, è il rosso ciò che conta. Soprattutto la sua provvidenza.</p>
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