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	<title>Io Editore &#187; sogni</title>
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		<title>Il cinema al tempo di twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2015 07:30:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lo scaffale di Nonno Santi</p>
<p><strong>Cinema fabbrica di sogni</strong> di Arturo Lanocita, Carlo Signorelli Milano, 136 pagine + 64 tavole fotografiche, 650 lire.</p>
<p>Avete letto bene: 650 lire. Lanocita (1904-1983) era critico cinematografico del Corriere della Sera e pubblicò il saggio nel 1950. Il suo prezzo attuale</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo scaffale di Nonno Santi</em></p>
<p><strong>Cinema fabbrica di sogni</strong> di Arturo Lanocita, Carlo Signorelli Milano, 136 pagine + 64 tavole fotografiche, 650 lire.</p>
<p>Avete letto bene: 650 lire. Lanocita (1904-1983) era critico cinematografico del Corriere della Sera e pubblicò il saggio nel 1950. Il suo prezzo attuale è trattabile su ebay, variando dai 25 euro a più di 100, per la prima edizione in buone condizioni. E’ nei miei scaffali da quando studiavo alle medie (regalo della professoressa Margherita Cajola al più cinemaniaco dei suoi studenti), m’ha fatto venire in mente di ricercarlo un articolo di Maria Pia Fusco sul Venerdì di Repubblica, intitolato “La fabbrica dei sogni” e dedicato al Centro Sperimentale di Cinematografia che nel 2015 compie 80 anni. Il libro di Lanocita si applicava invece a presentare la storia di tutto il cinema (e molta tecnica) all’infanzia, il suo sottotitolo è: Ragazzi, ecco la storia del film… Usciva in una collana divulgativa, che si presentava così: “I ragazzi d’oggi non sono peggiori di quelli di ieri, come certi pedanti moralisti vorrebbero. Sono ragazzi che vanno al cinematografo e leggono gli albi a fumetti, che si interessano di macchine e di motori e amano lo sport. Detestano le cose noiose e fuori della scuola non desiderano cose che ricordino loro la scuola”. Questa storia del cinema è rimasta eternamente “non noiosa”, anche se sulle cose che racconta si è deposta la polvere del tempo. Lanocita aderiva perfettamente al progetto editoriale di educare senza parere. E nella prefazione era preciso: “Del cinema, in questo libro, si racconta la vita soltanto a uso dei ragazzi. Si fa menzione dell’essenziale e ci si sofferma sui film e sui loro artefici quando abbiano un particolare interesse per i giovanissimi. E’ un rapido racconto, quasi una fiaba, la fiaba di uno dei più affascinanti prodigi del nostro tempo”. La sua forza sta proprio in questo: aver colto la magia del cinema come intrattenimento, qualunque sia il suo destino tecnico e commerciale. I tempi dello schermo come grande lenzuolo bianco non torneranno mai più ma le immagini in movimento non smetteranno mai di affascinare. Saperne di più sulla celluloide, al tempo di twitter, non fa male (soprattutto se lo strumento è agile come questo libro: poco più di 100 pagine illustratissime): abbiamo visto, a Miss Italia, che i ragazzi d’oggi hanno bisogno di schiarirsi le idee anche su un passato ancora caldo.</p>
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		<title>Bambinità</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 09:35:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><em>Lo scaffale di Nonno Santi</em></p>
<p><strong> I sogni belli non si ricordano</strong>,Carlo Verdelli, Garzanti, 236 pagine, 14,90 euro</p>
<p>Sottotitolo: perché tutti, davvero tutti, siamo stati bambini. Quando, alla fine del 2013, ha raccolto in volume quelle che lui stesso chiama “istantanee” dedicate all'infanzia, Verdelli non poteva immaginare che stavano per arrivare tempi in cui quella stagione di apertura alla vita si sarebbe saldata, e nel modo più angoscioso, con la morte. Nell'inenarrabile hit dell'orrore c'è persino qualcosa di più spaventevole di bambini che vengono uccisi: sono i bambini che uccidono.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1026" style="width: 289px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/01/verdelli.jpg"><img class="wp-image-1026 size-full" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/01/verdelli.jpg" alt="verdelli" width="279" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Verdelli</p></div>
<p><em>Lo scaffale di Nonno Santi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> I sogni belli non si ricordano</strong>,Carlo Verdelli, Garzanti, 236 pagine, 14,90 euro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sottotitolo: perché tutti, davvero tutti, siamo stati bambini. Quando, alla fine del 2013, ha raccolto in volume quelle che lui stesso chiama “istantanee” dedicate all&#8217;infanzia, Verdelli non poteva immaginare che stavano per arrivare tempi in cui quella stagione di apertura alla vita si sarebbe saldata, e nel modo più angoscioso, con la morte. Nell&#8217;inenarrabile hit dell&#8217;orrore c&#8217;è persino qualcosa di più spaventevole di bambini che vengono uccisi: sono i bambini che uccidono. I piccoli dovrebbero leggere fumetti, emulare miti sportivi, imparare a vivere e fingere, soltanto fingere, di morire, come nei film. Sarebbe puerile leggere “I sogni belli non si ricordano” come una sorta di antidoto alla degenerazione dei rapporti e dei valori che si costruiscono nell&#8217;infanzia. Anche se l&#8217;elogio della “bambinità” passa pure per fulminanti dialoghi realistici, in cui si possono riconoscere cuccioli e genitori: “Papà, dimmi la verità: babbo natale esiste?” “La vuoi sul serio? No, non c&#8217;è” “Papà, e la befana?”. Ed è bello leggerlo, tenendo soprattutto presente la coinvolgente avvertenza dell&#8217;ultima pagina: “Se ti va, scrivi qui a mano un ricordo di quando eri tu bambina o bambino. Volendo, potresti poi passare questo libro, che così diventa anche tuo (certo che già lo è, ma di più), a un ex bambina o un ex bambino che ti sta particolarmente a cuore”.</p>
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