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	<title>Io Editore &#187; romanico</title>
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		<title>Chiesa di Sant&#8217;Alessandro a Lasnigo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 13:55:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi, abbandonando la frenesia quotidiana, mi sono ritagliato due ore per una breve gita alla scoperta della chiesa di Lasnigo. Ci ero passato davanti centinaia di volte ma non mi ero mai fermato a guardarla e voglio rimediare all'errore.</p>
<p>Basta una telefonata per convincere Giancarlo a farmi compagnia e, dopo un'ora, partiamo in moto per Lasnigo.</p>
<p>La chiesa, che si erge in cima a una collina, si staglia contro il cielo azzurro ma è chiusa. E' molto bella e ben curata. Una scalinata contornata da cappelle della  'via crucis' porta alla piccola chiesa e all'alto campanile con cinque ordini di finestre...........</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, abbandonando la frenesia quotidiana, mi sono ritagliato due ore per una breve gita alla scoperta della chiesa di Lasnigo. Ci ero passato davanti centinaia di volte ma non mi ero mai fermato a guardarla e voglio rimediare all&#8217;errore.</p>
<p>Basta una telefonata per convincere Giancarlo a farmi compagnia e, dopo un&#8217;ora partiamo in moto per Lasnigo.</p>
<p>La chiesa, che si erge in cima a una collina, si staglia contro il cielo azzurro ma è chiusa. E&#8217; molto bella e ben curata. Una scalinata contornata da cappelle della  &#8216;via crucis&#8217; porta alla piccola chiesa e all&#8217;alto campanile con cinque ordini di finestre.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1556" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo3-bassa.jpg" alt="lasnigo3 bassa" width="440" height="587" /></p>
<p>Faccio qualche foto ma non voglio trascurare il suggerimento di Gigi, un amico appassionato d&#8217;arte, che mi ha detto che la chiesa contiene pregevoli affreschi del XV secolo. Un giardiniere che sta curando il prato di fronte alla chiesa ci dice che la chiesa è normalmente chiusa (orrore!!!!) e che possiamo rivolgerci alla custode che abita in paese. Si chiama Rosetta e abita al numero 6.</p>
<p>E&#8217; qui che comincia l&#8217;avventura in un mondo che ormai non riusciamo nemmeno ad immaginare.</p>
<p>Troviamo la casa al numero 6 e suoniamo il campanello. Non risponde nessuno ma si affaccia una signora al secondo piano e ci dice di entrare perchè &#8216;la Rosetta&#8217; abita al piano terreno. Entriamo dal portoncino e una voce maschile, dietro la porta di sinistra, ci dice di entrare. Bussiamo, entriamo e subito ci avvolge l&#8217;odore di legna bruciata e di bucce d&#8217;arancia seccate sulla stufa. Una donna seduta sta facendo la calza usando quattro aghi, un uomo sta mettendo la legna in una &#8216;cucina economica&#8217; che mi ricorda tanto la casa di mia zia quando ero piccolo e una signora sorridente ci viene incontro chiedendoci se siamo dei sacerdoti. No, vorremmo solo visitare la chiesa.</p>
<p>La donna che lavora a maglia ci dice che &#8216;la Rosetta&#8217; non può accompagnarci perchè è stata ammalata quattro mesi e non può ancora uscire ma &#8216;la Rosetta&#8217; non ci abbandona. Si attacca al telefono e comincia a cercare qualcuno che possa accompagnarci. Finalmente una è disponibile e ci chiede se passiamo a prenderla. Per noi è Ok ma se viene in moto. Purtroppo è una signora non più giovane e la moto non va bene ma Rosetta non demorde e riesce a convincerla a farsi accompagnare in macchina dal nipote. Dopo dieci minuti la chiesa è aperta.</p>
<p>Anche la sola scoperta di un mondo gentile che esiste ancora varrebbe la gita ma la chiesa, una delle costruzioni romaniche più significative della Valassina, e il ciclo d&#8217;affreschi interni del sec. XV sono assolutamente da vedere. Mi ha colpito anche vedere il campanile che occupa un angolo interno della chiesa e che, con la sua porta di accesso, ricorda tanto un grande camino.</p>
<p><em>MrB</em></p>
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<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo5-bassa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1558" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo5-bassa.jpg" alt="lasnigo5 bassa" width="439" height="299" /></a></p>
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<p>Già nel XII secolo Goffredo da Bussero inseriva Sant&#8217;Alessandro di Lasnigo nell&#8217;elenco delle chiese derlla diocesi di Milano dedicate al Santo. Una prima descrizione della chiesa la troviamo negli atti della visita pastorale del 24 ottobre 1576 di monsignor Leonetto Chiavone. nel 1570 San Carlo completa le info sulla chiesa segnalando la presenza di due archi timpano &#8220;tententibus usque ad coelum&#8221; e dell&#8217;abside interamente affrescata.</p>
<p>Nel corso degli anni la chiesa è stata oggetto di numerosi interventi di restauro e uno scavo archeologico del 2005 ha permesso di individuare la perimetrazione della parte più anticada un&#8217;aula rettangolare chiusa ad est da un&#8217;abside semicircolare. L&#8217;ampliamento della chiese si ebbe con la costruzione dell&#8217;abside quadrata, l&#8217;allargamento deòlla navata e la costruzione del campanile (fine XI secolo). Nel XV secolo la navata fu ulteriormente allargata  ed alzata con la costruzione di due archi ogivali. Ben visibili sulla facciata due linee che seguono l&#8217;inclinazione del tetto e che evidenziano l&#8217;innalzamento della copertura.</p>
<p>I fianchi della chiesa sono divisi in tre sezioni da due contrafforti che evidenziano la scansione interna in tre campate.</p>
<p>L&#8217;abside quadrata, a est, è molto pronunciata in altezza a causa della conformazione del terreno. Addossata all&#8217;abside, sul fianco sud, si trova la sacrestia, alta due piani, costruita tra il 1603 e il 1732.</p>
<p>Il campanile, che ha base quadrata con lato di 3,60 metri e mura di 1,2 metri di spessore, è alto 23 metri e si sviluppa su sei piani. La base di muratura piena costruita con grossi blocchi di granito, termina in alto con un fregio a denti di sega. I piani superiori sono scanditi da specchiature rettangolari la cui altezza diminuisce gradatamente dal basso verso l&#8217;alto creando un effetto prospettico che sottolinea lo slancio verticale del campanile. All&#8217; interno di ogni specchiatura si aprono, dal basso verso l&#8217;alto, una feritoia, una monofora e tre bifore con capitello a stampella. Dai restauri è emerso che anche il campanile, come la chiesa, era originariamente intonacato e dipinto.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1557" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo2-bassa-copia.jpg" alt="lasnigo2 bassa copia" width="740" height="205" /></p>
<p>Quasi tutte le pareti interne della chiesa sono semplicemente imbiancate. Solo la terza campata a sinistra e l&#8217;abside, coperta con una volta a crociera, sono finalmente affrescate.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo4-bassa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1566" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo4-bassa.jpg" alt="lasnigo4 bassa" width="441" height="627" /></a></p>
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<p><em><a title="Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">torna a Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
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		<title>Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 15:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le nuove tecnologie consentono di uscire dagli schemi tradizionali dell'editoria per pensare e realizzare nuovi progetti.</p>
<p>Qui vogliamo esplorare la realizzazione condivisa di un libro da pubblicare.</p>
<p>L'argomemto scelto è "Le chiese romaniche del Triangolo Lariano" e l'obiettivo è la raccolta di contributi da un pubblico eterogeneo presente sul territorio che possa raccogliere informazioni o immagini da pubblicare. L'autore di ogni contributo verrà citato nel libro.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove tecnologie consentono di uscire dagli schemi tradizionali dell&#8217;editoria per pensare e realizzare nuovi progetti.</p>
<p>Uno di questi mezzi è il crowdsourcing ovvero la partecipazzione della folla (crowd) alla realizzazione di un progetto attraverso la fornitura di qualcosa (sourcing). Un esempio classico di crowdsourcing è Wikipedia dove un piccolo contributo di molti consente di avere un prodotto completo fruibile da tutti.</p>
<p>Qui vogliamo esplorare la realizzazione condivisa di un sito che vi proponiamo di creare insieme in crowdsourcing. Se il risultato sarà buono realizzeremo un libro che verrà pubblicato e distribuito dalla nostra casa editrice con l&#8217;obiettivo di devolvere una parte del ricavato ad un progetto di recupero di una delle chiese illustrate (la scelta sarà fatta dai lettori con una votazione on line).</p>
<p>L&#8217;argomemto scelto è &#8220;Le chiese romaniche del Triangolo Lariano&#8221; e i fornitori di contributi redazionali sono tutti coloro che hanno o possono raccogliere informazioni o immagini da pubblicare.</p>
<p>L&#8217;autore di ogni contributo verrà citato nel sito e nel libro.</p>
<p>Per facilitare la raccolta di dati abbiamo aperto la pagina</p>
<p><a title="Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">http://live.ioeditore.it/?p=1449</a></p>
<p>nella quale abbiamo cominciato ad individuare alcune chiese (sappiamo che Como, Agliate e Cantù non sono esattamente nel Triangolo Lariano ma sono talmente belle e importanti -oltre che vicine- da non poter essere trascurate).</p>
<p>Per alcune chiese abbiamo cominciato anche a creare delle pagine dove potete vedere se le informazioni che avete raccolto sono già citate o se possono diventare  un contributo interessante.</p>
<p>I tuoi contributi potrai inviarceli all&#8217;indirizzo info@ieditore.it o potrai postarli sulla nostra pagina FB (https://www.facebook.com/ioeditore.it)</p>
<p>Solo a raccolta completata decideremo il formato e le altre caratteristiche del libro</p>
<p>Il progetto chiuderà a fine luglio per poter presentare il libro alla stampa entro l&#8217;autunno.</p>
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<p><em>Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing</em></p>
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		<title>Chiesa Plebana di S. Eufemia di Erba</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 16:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La <b>chiesa di sant'Eufemia</b> di Incino d'Erba è una delle chiese plebane in stile romanico più antiche del Triangolo Lariano, della provincia di Como e dell'Arcidiocesi di Milano.<br />
La chiesa è sull'antico asse viario che congiungeva Aquileia Brescia, Bergamo, Como ed Ivrea (menzionato anche nella Tavola Peutingeriana) e faceva parte della pieve di Incino, una delle pievi più vaste ed antiche della zona che già nel 1285 faceva capo a 61 chiese.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/panoramica-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1508" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/panoramica-600.jpg" alt="panoramica 600" width="843" height="253" /></a></p>
<p>La <b>chiesa di sant&#8217;Eufemia</b> di Incino d&#8217;Erba è una delle chiese plebane in stile romanico più antiche del Triangolo Lariano, della provincia di Como e dell&#8217;Arcidiocesi di Milano.<br />
La chiesa è sull&#8217;antico asse viario che congiungeva Aquileia Brescia, Bergamo, Como ed Ivrea (menzionato anche nella Tavola Peutingeriana) e faceva parte della pieve di Incino, una delle pievi più vaste ed antiche della zona che già nel 1285 faceva capo a 61 chiese.</p>
<p>La costruzione della chiesa risale alla metà del V secolo e nel tempo ha subito diversi ampliamenti e rimaneggiamenti, soprattutto interni, che comunque non ne hannomodificato la fisionomia originaria</p>
<p>L&#8217;edificio è a pianta rettangolare a navata unica absidata con soffitto a capriate in legno e murature scandita da lesene.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1499" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno.jpg" alt="interno" width="407" height="543" /></a></p>
<p>La parte più antica della chiesa è l&#8217;abside di forma semicircolare con antichi finestroni di epoca paleocristiana otturati in epoche successive.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/abside-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1497" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/abside-600.jpg" alt="abside 600" width="407" height="542" /></a></p>
<p>La costruzione originaria aveva il fronte più arretrato che venne allungato solo nel XVI secolo nella sua parte anteriore fino a portarlo a ridosso del campanile.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/qggiunta-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1514" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/qggiunta-600.jpg" alt="qggiunta 600" width="411" height="548" /></a></p>
<p>La campagna di scavi archeologici condotta nel 1994 ha permesso il recupero dell&#8217;antico impianto del battistero alto-medievale dedicato a san Giovanni Battista. Il battistero a pianta quadrata sorgeva davanti alla chiesa, . Aveva un&#8217;abside quadrata ad est aggiunta in un secondo momento e al centro il fonte battesimale circolare, costruito sopra un altro più antico di uguale forma.</p>
<p>Il campanile, alto 32,7 metri, copre larga parte della facciata d&#8217;ingresso ed è stato costruito nell&#8217;XI secolo con impegno di materiale di spoglio di epoca romana ed inizialmente era staccato dalla costruzione della chiesa. Ha tre ordini sovrapposti di monofore, bifore e trifore con colonnine variamente ornate e in epoca medievale fungeva anche da torre di avvistamento.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1491" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/camoanile-s-eufemia-600-ioeditore-copia.jpg" alt="campanile s eufemia 600 ioeditore copia" width="409" height="502" /></p>
<p>Nell&#8217;XI secolo venne scavata anche la cripta triabsidata che era posta sotto la chiesa. La cripta ed il battistero pericolanti vennero demoliti nel XVI secolo quando la dignità prepositurale passò alla chiesa di Santa Maria Nascente nel centro di Erba.</p>
<p>Il ritrovamento di diverse sepolture tra il battistero e la chiesa fanno ritrenere che l&#8217;area fosse adibita a cimitero.</p>
<p>Il grande Crocifisso ligneo del XVI secolo con dipinta la figura di Cristo, di stile giottesco, è sicuramente l&#8217;opera più interessante conservata nella chiesa. Nei riquadri, posti nei quattro punti terminali della Croce e venuti in luce solo durante il restauro del 1983, sono effigiati: a sinistra la Vergine Addolorata vestita di nero, a destra san Giovanni, in alto il Cristo Redentore che indica con la mano destra la S.S. Trinità e con la mano sinistra regge il mondo, in basso la coppa raccoglitrice del sangue di Cristo.</p>
<p><em><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/crocefisso-copia.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1495" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/crocefisso-copia.jpg" alt="crocefisso copia" width="408" height="544" /></a><br />
</em>Sopra il portale troneggia il frammento scultoreo di epoca romana raffigurante il Cristo e, all&#8217;interno, si può ammirare una pregevole acquasantiera marmorea con testine umane a rilievo con incisa la data MCCXII (1212) e le lettere P.A.M.E.F., il cui significato è stato interpretato come: &#8220;Petrus Antonius me fecit.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1496" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/ingresso-600.jpg" alt="ingresso 600" width="407" height="543" /></p>
<p>La cosidetta Cappella della Madonna, sulla destra, fu commissionata dalla potente  famiglia locale dei Parravicini, e conserva un antico affresco della Madonna rimaneggiato nel secolo scorso.</p>
<p>La chiesa è dedicata a sant&#8217;Eufemia di Calcedonia in onore della chiesa, dedicata a questa santa, dove si svolse il Concilio di Calcedonia cui si rifacevano i seguaci dello scisma tricapitolino. La diffusione sul territorio comasco del credo tricapitolino e del culto alla santa è dovuto al vescovo di Como Agrippino che ebbe un ruolo particolarmente attivo ed al quale, oltre alla chiesa di Erba, si possono far risalire anche le dedicazioni della basilica di Sant&#8217;Eufemia a Grado, la chiesa di Santa Eufemia di Como (ora chiesa di San Fedele), la basilica di Sant&#8217;Eufemia sull&#8217;isola Comacina, quella di Oggiono, di Teglio e quella del Castello di Musso.</p>
<p>In occasione del Giubileo del 2000, per volere dell&#8217;arcivescovo Carlo Maria Martini, l’antica plebana di sant’Eufemia di Incino è stata annoverata fra le 23 chiese giubilari dell&#8217;Arcidiocesi di Milano.</p>
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<p><em><a title="I campanili romanici del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">TORNA A: Le Chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
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<p>foto di M.Ballabio</p>
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		<title>Basilica di San Pietro al Monte a Civate</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 16:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[le segnalazioni dei nostri lettori]]></category>
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		<category><![CDATA[triangolo lariano.crowdsourcing]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La fatica è stata tanta, ma ne valeva la pena. Lo so, è un inizio scontato ma in questo caso rispecchia la verità. Un’ora di salita (troppa per me) in mezzo al bosco, su un acciottolato medievale, porta a un complesso romanico con una splendida basilica, un altrettanto splendido oratorio e i resti di un monastero benedettino. Siamo intorno all’anno mille</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La fatica è stata tanta, ma ne valeva la pena. Lo so, è un inizio scontato ma in questo caso rispecchia la verità. Un’ora di salita (troppa per me) in mezzo al bosco, su un acciottolato medievale, porta a un complesso romanico con una splendida basilica, un altrettanto splendido oratorio e i resti di un monastero benedettino. Siamo intorno all’anno mille. La basilica, in una valletta, circondata da un vasto prato verde primavera e incombenti masse rocciose, colpisce per la sua strana composizione: una cornice semicircolare su due piani con bifore (prima particolarità) circonda una delle due absidi (seconda particolarità). Vi si accede infine (terza particolarità) con un’imponente scalinata. Tutto in pietra grigia. Siamo nella valle dell’Oro sopra Civate in provincia di Lecco a 650 metri d’altezza. Lo spettacolo è imponente e nello stesso tempo misurato. Guardando a valle si vede il lago di Annone. Anche da questa parte la vista colpisce. L’emozione, dopo la dura ascesa, è grande, soprattutto perché la visione è inaspettata, improvvisa. L’interno della basilica è altrettanto splendido: un’abside con altare e ciborio (baldacchino) da una parte dell’unica navata e un’altra, opposta, con pronao (atrio) e due cappelline ai lati. Notevoli gli stucchi e gli affreschi sulla volta e ai lati. I temi: Gerusalemme celeste, Il Seno di Adamo, il Grifone, la Chimera. C’è poi la cripta sorretta da colonne con capitelli decorati con forme vegetali. Interessante il piccolo oratorio a pianta quadrata, nudo ha affreschi sopra l’altare: San Benedetto, la Madonna, San Giovanni. Tutto assolutamente da visitare (allenati)</em></p>
<p><em>GdA</em></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1649" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/complesso-bassa.jpg" alt="complesso bassa" width="641" height="340" /></p>
<p>Dai 330 metri di altitudine di  Civate si sale a piedi per poco più di due chilometri fino ai 650 metri del pianoro che ospita la basilica. Le indicazioni per arrivare al piccolo parcheggio vicino all’inizio del sentiero non sono chiarissime ma, con qualche domanda ai residenti, il problema si risolve facilmente.</p>
<p>Salendo, lungo il  sentiero ben segnalato,  si incontrano delle curiose costruzioni rurali del XIX secolo dette  <strong><a title="Le ‘casote’ di Civate" href="http://live.ioeditore.it/?p=1653" target="_blank">‘casote’</a></strong> che servivano come ricoveri per la notte durante la stagione della fienagione.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/IMG_0712-2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1647" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/IMG_0712-2.png" alt="IMG_0712 (2)" width="640" height="691" /></a></p>
<p>La leggenda di San Pietro al Monte narra che Desiderio, ultimo re longobardo, vi costruisse un cenobio nel 772 per la miracolosa guarigione dell’occhio del figlio Adelchi grazie alle acque di una fonte, che scorre a tutt’oggi vicino alla chiesa.</p>
<p>A parziale testimonianza di una presenza tardo antica resti di una torre, cappelle, colonne e murature databili tra il V e VIII secolo.<br />
Il più antico documento, IX secolo, cita la presenza dell’abate Leutgario con trentacinque monaci benedettini legati al monastero di Pfäfers in Svizzera.</p>
<p>Il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro 1097 dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita. Probabilmente durante la sua presenza iniziarono i lavori di trasformazione dell’XI secolo che portarono al capovolgimento dell’asse est-ovest della basilica rendendo la sua planimetria molto particolare particolare: l’inversione avvenuta con la costruzione di una nuova abside a est ha trasformato quella vecchia, ad ovest, nell’entrata. La costruzione ora ha due absidi alle estremità della navata unica, quella occidentale ospita il ciborio con altare, quella orientale un pronao con due cappelline ai lati dell’ingresso.</p>
<p>Il comprensorio sacro, che attualmente non è più occupato da religiosi, si compone di tre edifici: la <strong>basilica di San Pietro</strong>, l’<strong>oratorio</strong> intitolato a san Benedetto e l&#8217;edificio costruito sulle <strong>rovine del monastero</strong>.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/scalinata-bassa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1697" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/scalinata-bassa.jpg" alt="scalinata bassa" width="756" height="480" /></a></p>
<p>BASILICA</p>
<p>L&#8217;accesso avviene per mezzo di una scalinata che porta in un ampio atrio semicircolare illuminato da bifore, costruito su due piani, uno a livello della chiesa l&#8217;altro a livello della cripta che poteva dare alloggio ai pellegrini.</p>
<p>Salita la scalinata ed entrati nel <strong>pronao</strong> edificato tutt&#8217;intorno all&#8217;abside orientale quasi a formare un deambulatorio esterno, si osserva sulla porta d&#8217;ingresso alla chiesa l&#8217;affresco della <i>Traditio Legis et Clavis</i>, raffigurante Cristo che fonda la sua Chiesa consegnando a Pietro e Paolo rispettivamente le chiavi e le leggi.<br />
All&#8217;interno, la navata della chiesa è preceduta da una sorta di <strong>nartece</strong> diviso in tre vani (un corridoio e due absidiole laterali) da quattro colonne tortili sormontate da archi a tutto sesto.  Al di sopra delle tre arcate del nartece interno, ingentilite da motivi decorativi in stucco, trova posto un unico grande affresco che riassume il senso dell’intero ciclo decorativo: la scena raffigurata rispecchia fedelmente quella descritta in apertura del capitolo 12 dell’Apocalisse. Vi si osserva sulla sinistra la “donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi”: ha appena partorito un figlio maschio che subito viene portato verso il trono di Dio, posto al centro della scena, in modo che egli non sia divorato dall’enorme drago che si distende col corpo e con la coda lungo tutta la scena. A scongiurare la minaccia interviene l’arcangelo Michele con i suoi angeli che, per mezzo delle loro lance, trafiggono il drago su tutto il corpo precipitandolo sulla terra.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1650" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno-bassa.jpg" alt="interno bassa" width="612" height="816" /></p>
<p>All&#8217;estremità occidentale della navata possiamo ammirare il <strong>ciborio</strong> (che, nella sua struttura architettonica, ricorda da vicino a quello della basilica di Sant’Ambrogio a Milano) decorato con stucchi semipolicromi, tutti i lati del timpano portano scene evangeliche, quello orientale raffigura <i>Cristo crocifisso tra la Maria e san Giovanni</i>, sopra i capitelli vi sono le raffigurazioni simboliche degli evangelisti, all&#8217;iterno la cupola è affrescata con figure di santi.</p>
<p>Vanno ancora menzionati, nel descrivere l’apparato decorativo della chiesa, gli stucchi del parapetto, che difende il vano della scala che porta alla cripta. Si tratta di tre lastre con rilievi che mostrano all’interno di un complicato intreccio di girali e viticci rispettivamente le figure affacciate di un grifone e di un leone, di due leoni e di due leoni che si trasformano in pesci, in conformità ad una simbologia che verosimilmente allude al percorso di salvezza dell’uomo</p>
<p>CRIPTA</p>
<p>La cripta, a cui si accede tramite una scala sul lato sud con spalletta decorata a stucco, è retta da colonne con capitelli decorati a stucco con forme vegetali stilizzate e contiene sulla parete orientale una lunetta con la <i>Dormitio Virginis</i> e affreschi con le <i>Vergini sagge</i>.</p>
<p>Lo spazio della cripta è diviso in tre navate da due file di tre colonne; al termine della navata centrale è posto un modesto altare in muratura alle cui spalle si possono osservare, sapientemente eseguite in stucco, scene riguardanti la vita della Madonna: la presentazione di Gesù al tempio, la crocifissione di Cristo (alquanto rovinata) e la Dormitio Virginis, scena di grande intensità emotiva. Delle decorazioni a fresco sopravvissute nella cripta si nota soprattutto una notevole raffigurazione di santa Agnese che regge una fiaccola alla quale è appeso un contenitore di olio (forse un rimando alla parabola delle vergini sagge e delle vergini folli).</p>
<p>La esecuzione del complesso apparato decorativo viene generalmente fatta risalire ad anni che vanno dalle ultime decadi dell’XI secolo alle prime decadi del secolo successivo.</p>
<p>ORATORIO</p>
<p>Piccolo edificio triabsidiato con un avancorpo a pianta quadrata contiene tre affreschi sopra l&#8217;originario altare in muratura.</p>
<p>Gli affreschi presenti sull&#8217;altare in pietra rappresentano San Benedetto che regge un libro con scritto <i>ego sum benedictus aba(te)</i>, Sant&#8217;Andrea e il Cristo benedicente con la scritta <i>ego sum lux mundi</i> con la Madonna e San Giovanni Battista. Probabilmente non svolse mai funzioni battesimali, ma solamente oratoriali o funerarie.</p>
<p>Il complesso non è sempre aperto, si può visitare nei giorni feriali solo su prenotazione e nei giorni festivi l&#8217;apertura è garantita dall&#8217;associazione Amici di San Pietro.</p>
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<p><em><a title="I campanili romanici del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">TORNA A: Le Chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
<p><em><a title="Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing" href="http://live.ioeditore.it/?p=1502">guarda come partecipare al progetto di crowdsourcing e mandaci il tuo contributo letterario</a></em></p>
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<p><em>Basilica di San Pietro al Monte a Civate</em></p>
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		<title>Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 14:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[dal mondo dell'editoria]]></category>
		<category><![CDATA[brianza]]></category>
		<category><![CDATA[chiese]]></category>
		<category><![CDATA[chiese romaniche]]></category>
		<category><![CDATA[romanico]]></category>
		<category><![CDATA[triangolo lariano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche del Triangolo Lariano, oltre alla bellezza del paesaggio, è la significativa presenza dell’architettura romanica. Ci sono almeno 18 chiese e alcune sono veramente spettacolari.</p>
<p>Per visitarle abbiamo individuato tre percorsi giornalieri che consentano di abbinare le visite alle chiese con la scoperta del territorio, dei suoi abitanti e della sua cucina.</p>
<p>Un giorno dedicato alle tre basiliche di Como, uno alle basiliche della Brianza e uno al giro delle chiese del lago. Ed è con questa logica che le abbiamo ordinate nella descrizione.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/aAQQrp_gi4k" width="600" height="379" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Una delle caratteristiche del Triangolo Lariano, oltre alla bellezza del paesaggio, è la significativa presenza dell&#8217;architettura romanica. Ci sono almeno 18 chiese e alcune sono veramente spettacolari.</p>
<p>Per visitarle abbiamo individuato tre percorsi giornalieri che consentano di abbinare le visite alle chiese con la scoperta del territorio, dei suoi abitanti e della sua cucina.</p>
<p>Un giorno dedicato alle tre basiliche di Como, uno alle basiliche della Brianza e uno al giro delle chiese del lago. Ed è con questa logica che le abbiamo ordinate nella descrizione.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/campanili-romanici-percorsi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1670" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/campanili-romanici-percorsi.jpg" alt="campanili romanici percorsi" width="800" height="600" /></a></p>
<p>Comincio pubblicando una mappa e l&#8217;elenco delle chiese romaniche (che ho facilmente trovato navigando in internet) e proseguirò pubblicando una pagina per ogni chiesa (link in corsivo nell&#8217;elenco). Ci saranno le foto, i dati e i commenti di un &#8220;appassionato di cose belle che non sa niente d&#8217;arte e architettura&#8221;</p>
<p>Saremo pertanto grati a tutti i lettori che ci vorranno suggerire integrazioni o correzioni partecipando ad un progetto in crowdsourcing sul web che porterà alla realizzazione di un libro.</p>
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