Chiesa di Sant’Alessandro a Lasnigo

Oggi, abbandonando la frenesia quotidiana, mi sono ritagliato due ore per una breve gita alla scoperta della chiesa di Lasnigo. Ci ero passato davanti centinaia di volte ma non mi ero mai fermato a guardarla e voglio rimediare all’errore.

Basta una telefonata per convincere Giancarlo a farmi compagnia e, dopo un’ora partiamo in moto per Lasnigo.

La chiesa, che si erge in cima a una collina, si staglia contro il cielo azzurro ma è chiusa. E’ molto bella e ben curata. Una scalinata contornata da cappelle della  ‘via crucis’ porta alla piccola chiesa e all’alto campanile con cinque ordini di finestre.

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Faccio qualche foto ma non voglio trascurare il suggerimento di Gigi, un amico appassionato d’arte, che mi ha detto che la chiesa contiene pregevoli affreschi del XV secolo. Un giardiniere che sta curando il prato di fronte alla chiesa ci dice che la chiesa è normalmente chiusa (orrore!!!!) e che possiamo rivolgerci alla custode che abita in paese. Si chiama Rosetta e abita al numero 6.

E’ qui che comincia l’avventura in un mondo che ormai non riusciamo nemmeno ad immaginare.

Troviamo la casa al numero 6 e suoniamo il campanello. Non risponde nessuno ma si affaccia una signora al secondo piano e ci dice di entrare perchè ‘la Rosetta’ abita al piano terreno. Entriamo dal portoncino e una voce maschile, dietro la porta di sinistra, ci dice di entrare. Bussiamo, entriamo e subito ci avvolge l’odore di legna bruciata e di bucce d’arancia seccate sulla stufa. Una donna seduta sta facendo la calza usando quattro aghi, un uomo sta mettendo la legna in una ‘cucina economica’ che mi ricorda tanto la casa di mia zia quando ero piccolo e una signora sorridente ci viene incontro chiedendoci se siamo dei sacerdoti. No, vorremmo solo visitare la chiesa.

La donna che lavora a maglia ci dice che ‘la Rosetta’ non può accompagnarci perchè è stata ammalata quattro mesi e non può ancora uscire ma ‘la Rosetta’ non ci abbandona. Si attacca al telefono e comincia a cercare qualcuno che possa accompagnarci. Finalmente una è disponibile e ci chiede se passiamo a prenderla. Per noi è Ok ma se viene in moto. Purtroppo è una signora non più giovane e la moto non va bene ma Rosetta non demorde e riesce a convincerla a farsi accompagnare in macchina dal nipote. Dopo dieci minuti la chiesa è aperta.

Anche la sola scoperta di un mondo gentile che esiste ancora varrebbe la gita ma la chiesa, una delle costruzioni romaniche più significative della Valassina, e il ciclo d’affreschi interni del sec. XV sono assolutamente da vedere. Mi ha colpito anche vedere il campanile che occupa un angolo interno della chiesa e che, con la sua porta di accesso, ricorda tanto un grande camino.

MrB

 

 

 

 

 

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Già nel XII secolo Goffredo da Bussero inseriva Sant’Alessandro di Lasnigo nell’elenco delle chiese derlla diocesi di Milano dedicate al Santo. Una prima descrizione della chiesa la troviamo negli atti della visita pastorale del 24 ottobre 1576 di monsignor Leonetto Chiavone. nel 1570 San Carlo completa le info sulla chiesa segnalando la presenza di due archi timpano “tententibus usque ad coelum” e dell’abside interamente affrescata.

Nel corso degli anni la chiesa è stata oggetto di numerosi interventi di restauro e uno scavo archeologico del 2005 ha permesso di individuare la perimetrazione della parte più anticada un’aula rettangolare chiusa ad est da un’abside semicircolare. L’ampliamento della chiese si ebbe con la costruzione dell’abside quadrata, l’allargamento deòlla navata e la costruzione del campanile (fine XI secolo). Nel XV secolo la navata fu ulteriormente allargata  ed alzata con la costruzione di due archi ogivali. Ben visibili sulla facciata due linee che seguono l’inclinazione del tetto e che evidenziano l’innalzamento della copertura.

I fianchi della chiesa sono divisi in tre sezioni da due contrafforti che evidenziano la scansione interna in tre campate.

L’abside quadrata, a est, è molto pronunciata in altezza a causa della conformazione del terreno. Addossata all’abside, sul fianco sud, si trova la sacrestia, alta due piani, costruita tra il 1603 e il 1732.

Il campanile, che ha base quadrata con lato di 3,60 metri e mura di 1,2 metri di spessore, è alto 23 metri e si sviluppa su sei piani. La base di muratura piena costruita con grossi blocchi di granito, termina in alto con un fregio a denti di sega. I piani superiori sono scanditi da specchiature rettangolari la cui altezza diminuisce gradatamente dal basso verso l’alto creando un effetto prospettico che sottolinea lo slancio verticale del campanile. All’ interno di ogni specchiatura si aprono, dal basso verso l’alto, una feritoia, una monofora e tre bifore con capitello a stampella. Dai restauri è emerso che anche il campanile, come la chiesa, era originariamente intonacato e dipinto.

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Quasi tutte le pareti interne della chiesa sono semplicemente imbiancate. Solo la terza campata a sinistra e l’abside, coperta con una volta a crociera, sono finalmente affrescate.

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