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	<title>Io Editore &#187; crowdsourcing</title>
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		<title>Basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agliate</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 06:19:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; La Basilica dei Santi Pietro e Paolo è il principale luogo di culto cattolico di Agliate, frazione del comune di Carate Brianza. Si tratta di una basilica romanica di tradizione architettonica ancora ottoniana, per lungo tempo creduta carolingia (IX secolo), risalente agli inizi dell’XI secolo. Alla Basilica di Agliate ed al suo borgo, lo storico lombardo Don Rinaldo Beretta ha dedicato una monografia con puntigliose descrizione etnico-geografiche della Pieve di Agliate.[1] La basilica è di stile romanico, a</p>
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<p>La Basilica dei Santi Pietro e Paolo è il principale luogo di culto cattolico di Agliate, frazione del comune di Carate Brianza.</p>
<p>Si tratta di una basilica romanica di tradizione architettonica ancora ottoniana, per lungo tempo creduta carolingia (IX secolo), risalente agli inizi dell’XI secolo.</p>
<p>Alla Basilica di Agliate ed al suo borgo, lo storico lombardo Don Rinaldo Beretta ha dedicato una monografia con puntigliose descrizione etnico-geografiche della Pieve di Agliate.<sup id="cite_ref-1" class="reference">[1]</sup></p>
<p>La basilica è di stile romanico, a tre navate. La semplice facciata è a salienti e ricalca la struttura interna a tre navate, con quella centrale più alta delle due laterali. Ognuna delle tre navate possiede una porta di ingresso. Le decorazioni del portale centrale sono opera di ripristino, tranne i due piedritti decorati con un motivo ad intreccio, unici elementi originali. È presente inoltre un campanile, decorato tramite contrasto cromatico tra i corsi orizzontali in mattoni e ciottoli e gli inserti angolari in pietra</p>
<p>L’interno è formato da tre navate separate da due file di colonne di riuso, di origine romana così come i capitelli. La seconda colonna di sinistra in particolare è ricavata da una pietra miliare romana, sulla quale sono ancora visibili le iscrizioni originarie. L’interno della basilica, in penombra per via delle ridotte dimensioni delle finestre, presenta una notevole verticalità dovuta alla grande superficie muraria del cleristorio, un tempo ricoperto da un ciclo di affreschi ora interamente danneggiati e quasi interamente coperti. Il presbiterio è situato in posizione sopraelevata e per accedervi occorre salire una scalinata di 8 gradini. Sotto la zona del presbiterio è presente una cripta ad oratorio che si apre sulla navata mediante due bifore. Le colonnine della cripta sono sormontate da interessanti capitelli che sembrano riprendere in maniera stilizzata i contenuti del capitello corinzio</p>
<p>———————————</p>
<p>Le origini storiche di Agliate, piccola e ridente cittadina posta nel cuore della Brianza, affondano nelle nebbie della preistoria quando, approfittando della posizione favorevole nei pressi del fiume Lambro, una tribù di passaggio decise di stanziarsi in quei luoghi. In quel tempo il fiume, allora ricco e fecondo, formava l’antico grande lago Eupili di cui oggi restano tracce nei laghi di Annone, Alserio e Pusiano. Gli studiosi, sulla base di rilevamenti e indicazioni geologiche, ritengono che il corso del Lambro formasse un piccolo lago proprio nelle vicinanze dell’antico insediamento di Agliano e che veniva usato come punto di approdo e di partenza per le necessità commerciali e di sussistenza degli abitanti.</p>
<p>Il ritrovamento nei pressi della Basilica di San Pietro ad Agliate di una serie di massi cupelliformi, fa pensare ad una ritualità religiosa di tipo funerario stante la difficoltà di ritrovare tracce di un probabile insediamento palafitticolo. Pur non essendo state trovate altre testimonianze relative a quel periodo, è facile intuire che le estese foreste, boschi, corsi d’acqua, grandi pietre, fossero dimora di riti e sacrifici propiziatori alle divinità della natura.</p>
<p>Terra di passaggio, la Brianza ha visto avvicendarsi nei secoli popoli diversi generalmente provenienti dalle grandi migrazioni indoeuropee. Uno di questi, gli Orobii, dopo essersi stanziati in Grecia, e precisamente nell’Eubea, sotto la pressione di altre genti furono costretti a ripartire e, approdati sui lidi italici e risalita la pianura, trovarono una confortevole sistemazione in un’area che possiamo definire compresa tra Como e Bergamo. Testimonianze di questo importante insediamento, che ha coinvolto anche la zona di Agliate, si possono ritrovare nei nomi di luoghi e di città di quest’area; basti citare le Alpi Orobiche, Robbiano, Introbbio e Monte Orobico. D’altronde, l’etimologia del nome Orobici (Oros-Bia letteralmente Monte e Vita) la cui libera traduzione da vivente nei monti, conferma il legame tra questa popolazione e i rilievi montani; prima dell’Eubea e poi della Brianza.</p>
<p>Gli Orobici, nonostante fossero un popolo combattivo e fiero, dovettero cedere il passo alla confederazione etrusca i quali, nel territorio che va dal Po alle Alpi con l’esclusione dell’area controllata dai Veneti, fondarono degli insediamenti come diretta emanazione delle loro tribù.</p>
<p>Agli Etruschi, si sostituirono i Galli Insubri, popolazione di origine celtica, i quali si imposero rapidamente in tutta la Padana definendo i confini di quel territorio che verrà ricordato come Gallia Cisalpina. In questo Agliate ottiene la dignità di capoluogo di un distretto celtico, diventando la sede centrale di un potente clan locale: è in questa fase che il nome Agliate sembra affermarsi storicamente.</p>
<p>La conquista romana non sembra modificare sostanzialmente la struttura socio-economica della zona; sorgono naturalmente le <em> villae</em> di coloni, caratteristiche del periodo che si integrano nel territorio lasciandoci a loro ricordo una serie di iscrizioni su are sacrificali, cippi funerari o stradali, monete e marmi.</p>
<p>è nota la presenza di un tempio pagano in cui si professava l’arte divinatoria il cui auruspice più famoso era denominato Veracilianus.</p>
<p>Circa sei secoli dopo la nascita di Cristo, con il declino dell’Impero Romano d’Occidente, il Cristianesimo sembra prendere il sopravvento sui riti pagani. Grazie soprattutto all’azione missionaria di sant’Ambrogio ad Agliate sorge una piccola chiesa destinata a diventare “Capopieve” in base alla divisione ecclesiastica di quegli anni; solo in questa chiesa si poteva amministrare il battesimo.</p>
<p>Tra IX e XI secolo, si fondano la basilica e il battistero di Agliate: una comunità di canonici predicava giornalmente la fede nel rispetto assoluto del voto di povertà, ospitalità ed attività contemplativa. In quel periodo di grande confusione, ricordiamo che vi erano due papi, la presenza di questi canonici rivestiva certamente un ruolo importante per la feste popolare.</p>
<p>Purtroppo non si hanno memorie storiche dei due secoli che passarono dalla fondazione della basilica al suo ordinamento in Collegiale Canonicale. Certamente il diffondersi in ogni borgo della Pieve dell’istituto parrocchiale rese solo onorifico il ruolo di Agliate.</p>
<p>All’inizio del secondo millennio, un periodo abbastanza tranquillo permise il riabbellimento della basilica; sospeso poco dopo probabilmente per mancanza di mezzi.</p>
<p>Nel corso dei secoli diversi arcivescovi e cardinali si dimostrarono interessati al mantenimento e all’abbellimento della basilica. è accertata la visita di Carlo Borromeo alla basilica di Agliate del 17 agosto 1578, durante la quale il marchese Guido Cubani e don Pietro Tonsi si offrirono di coprire le spese per riparare la chiesa; san Carlo ordinò che tale promessa venisse assicurata legalmente.</p>
<p>Nel 1730, il cardinale Odescalchi, considerate le condizioni disdicevoli del tempio, permise una questua nelle corti vicine per rimettere le elemosine nelle mani del prevosto di Agliate.</p>
<p>I restauri che ne conseguirono modificarono profondamente la struttura e l’immagine della chiesa.</p>
<p>I documenti storici che ricostruiscono la storia della basilica si fermano al 1759 per poi riprendere nel 1883, anno in cui un decreto arcivescovile sopprimeva la più antica delle pievi pur lasciandole la nomea di Chiesa Prepositurale, ma, di fatto, togliendo dalla sua giurisdizione le chiese di Carate e di Besana elevate loro volta al rango di pievi.</p>
<p>Nel 1874 una commissione straordinaria della Consulta Archeologica della Provincia di Milano, propose una serie di lavori riguardanti la basilica e il battistero che, dati gli alti costi, vennero attuati dopo oltre un ventennio dall’architetto Luca Beltrami coadiuvato dagli ingegneri Gaetano Meretti e Luigi Perrone.</p>
<p>Oggi la basilica si presenta con una facciata a salienti interrotti che rivela la tripartizione interna della chiesa.</p>
<p>L’interno presenta uno schema a tre navate absidale, senza transetto né tiburio; le navate, coperte da legno a vista, sono separate da due file di sette colonne piuttosto basse; alcuni capitelli sono costruiti con materiale di reimpiego.</p>
<p>Sotto il presbiterio e l’abside centrale si trova la cripta a tre navate e quattro campate, del tipo cosiddetto “ad oratorio” che si diffuse in tutta la Val Padana tra il X e l’inizio del XI secolo. La chiesa doveva essere interamente affrescata; il restauro del 1985-86 ha tentato di recuperare l’aspetto originale degli affreschi rimasti, che erano stati ridipinti durante il restauro di fine 800.</p>
<p>Accanto alla chiesa si trovano il battistero e un edificio medievale con i muri rinforzati a barbacane.</p>
<p>Il battistero presenta la soluzione, unica nel suo genere, della pianta a nove lati due dei quali compresi nell’abside. Il materiale costruttivo è simile a quello della basilica, con alternanza di tratti a spina di pesce e di grossi conci.</p>
<p>La superficie è coronata da una serie di fornici collocati in maniera disordinata. Sotto i fornici corre una decorazione di archi ciechi che poggiano su peducci a goccia. La parte sottostante, priva di lesene, ospita grandi finestre strombato. All’interno non compaiono, secondo un modello diffuso ad Arsago Seprio e Galliano, logge o matronei. La cupola è ad otto spicchi.</p>
<p>La datazione del battistero va collocata in un’epoca di poco successiva alla costruzione della chiesa, all’inizio dell’XI secolo.</p>
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<p>Cominciamo dal settore presbitteriale; questo ambiente, a pianta rettangolare, è sormontato da una volta a botte su cui restano le tracce superstiti degli affreschi più antichi. Sui lati verso est e verso ovest, era delimitata da una fascia continua riccamente decorata da figure simboliche geometriche, fitomorfe e zoomorfe.</p>
<p>Al centro della volta è raffigurato il busto di <em>Cristo Giudice</em> iscritto in un clipeo e attorniato dai simboli apocalittici degli evangelisti; nell’angolo inferiore a sinistra, l’immagine è scomparsa, ma è deducibile che vi fosse rappresentato il LEONE-MARCO. Sullo stesso lato, al di sopra, resta un frammento del capo con aureola dell’UOMO-MATTEO. Immediatamente sotto l’immagine di Matteo, troviamo rappresentata la <em>Madonna del Latte</em>; sotto i piedi della Vergine, vi è una fascia bianca orizzontale destinata ad accogliere i nomi dei dodici Apostoli che erano in origine raffigurati sulla parte superiore del semitamburo absidale. Allo stato attuale restano solo avanzi delle prime due figure, partendo dallo spigolo di destra dell’abside nonché le relative denominazioni: il primo è Giacomo (IACHOBVS) il secondo è Andrea (¢ Andreas).</p>
<p>In basso a destra del Pantocratore rimangono tracce ben visibili relative al muso del TORO-LUCA, infine, al di sopra di questo, l’AQUILA-GIOVANNI. L’unico dei tetramorfi conservatosi in discreta percentuale.</p>
<p>Sia lo sfondo relativo al Pantocratore, che quello attorniante la <em>Madonna del Latte</em>, e gli spazi circostanti gli Apostoli, sono dipinti con un intenso azzurro cobalto.</p>
<p>Così come tutte le superfici murarie interne della zona presbitteriale e della navata maggiore, anche l’arco trionfale era affrescato; oggi restano pochi avanzi di questo fregio che si presume correva lungo la curva dell’arcato.</p>
<p>Le fasce verticali del fregio posto sulle due pareti maggiori della navata, si interrompeva in coincidenza con la fascia superiore orizzontale. Tale fascia orizzontale, che in origine decorava la sommità di tutte le pareti della navata maggiore, è scandita da rettangoli a fondo bianco e rosso entro; entro i quadri sono iscritti frontalmente i volti dei profeti, alcuni dei quali si sono conservati in discreto stato.</p>
<p>La parete nord della navata è decorata da due registri: in quello superiore sono rappresentate la <em>Creazione d’Adamo</em>, nel riquadro sinistro, e la <em>Creazione di Eva</em> nel riquadro di destra.</p>
<p>Nella fascia ornamentale sottostante, nonostante il grave degrado, è riconoscibile un pavone nel primo riquadro e un pesce nel quarto. Gli altri riquadri oggi sono illeggibili, ma sembra vi fossero rappresentati una barca nel secondo, un vaso con un ramo d’ulivo nel terzo e nel quinto una colomba.</p>
<p>Nel registro pittorico sottostante, danneggiato dalla costruzione di uno pseudotransetto effettuato nel Settecento, restano tracce sbiadite di tre riquadri relativi ad episodi del Nuovo Testamento. Nel primo, è rappresentata l’<em>Annunciazione</em>; il successivo è poco leggibile, ma vi va forse visto l’episodio della <em>Visitazione</em> con l’abbraccio di Maria e di Elisabetta. Praticamente illeggibile è il terzo riquadro, contenente forse la rappresentazione della <em>Natività</em>.</p>
<p>Per quanto riguarda i dipinti murali successivi a quelli altomedievali, non si sono conservate molte testimonianze. Oltre alla citata <em>Madonna del latte </em>e il santo vescovo che è a fianco, sulla parete nord della navata minore volta a settentrione è visibile, in discrete condizioni, un riquadro rappresentante la <em>Madonna assisa in trono</em> con in grembo Gesù. Sulla parete destra del presbiterio è visibile, seppure con difficoltà, un altro riquadro comprendente sulla sinistra un’altra sacra immagine andata persa a seguito dell’inserimento nella parete di una piastra recante a rilievo la croce della consacrazione del tempio; sulla destra si può scorgere una <em>Madonna con Bambino</em>. Ricordiamo, inoltre, un frammento di pittura tardocinquecentesca rappresentante in un tondo <em>Dio Padre</em> visibile sul semicatino absidale e, sul semitamburo absidale, in frammento illustrante la <em>traditio legis</em>, ossia la consegna delle chiavi a san Pietro da parte di Gesù, e una Madonna con in braccio il piccolo Gesù con un san Giovanni Battista.</p>
<p>(Tratto da: Oleg Zastrow, <em>Gli affreschi di Agliate</em>, Missaglia 1991, Bellavite Editore).</p>
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		<title>Le &#8216;casote&#8217; di Civate</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 05:58:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le 'Casote' che si incontrano sul percorso che da Civate porta alla basilica di San Pietro al Monte sono un esempio di architettura rurale del passato funzionale alla vita agricola del passato. Erano utilizzate come ricovero per la notte durante il periodo di fienagione, come rifugio in caso di maltempo e come ripostiglio di attrezzi agricoli.</p>
<p>Hanno forma circolare di un paio di metri di diametro, i muri sono di pietra e sono ricoperte da erba che ripara e consolida. Si ritiene siano state costruite nel XVIII e XIX secolo.</p>
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<a href='http://ioeditore.gwmax.it/?attachment_id=1655'><img width="112" height="150" src="http://ioeditore.gwmax.it/wp-content/uploads/2015/04/casote-1-bassa.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="casote 1 bassa" /></a>
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<p>Le &#8216;Casote&#8217; che si incontrano sul percorso che da Civate porta alla basilica di San Pietro al Monte sono un esempio di architettura rurale del passato funzionale alla vita agricola. Erano utilizzate come ricovero per la notte durante il periodo di fienagione, come rifugio in caso di maltempo e come ripostiglio di attrezzi agricoli. Si ritiene siano state costruite nel XVIII e XIX secolo.</p>
<p><em>Le &#8216;casote&#8217; di Civate</em></p>
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		<title>Chiesa di San Martino a Nesso</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 17:01:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La chiesa di San Martino è difficile da trovare e impegnativa da raggiungere ma ne vale la pena!</p>
<p>Nesso è un piccolo borgo lacustre che si sviluppa lungo la scarpata tra il lago e la strada che conduce da Como a Bellagio. E’ una ‘zona pedonale’ naturale. Impossibile usare mezzi con le ruote perchè l’unica strada, che inizia con un sottopasso della ss 583 non facile da trovare, scende per qualche centinaio di metri e non so quanti gradini . E non semplici gradini ma quei maledetti gradini più lunghi di un passo e più corti di due.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di San Martino è difficile da trovare e impegnativa da raggiungere ma ne vale la pena!</p>
<p>Nesso è un piccolo borgo lacustre che si sviluppa lungo la scarpata tra il lago e la strada che conduce da Como a Bellagio. E’ una ‘zona pedonale’ naturale. Impossibile usare mezzi con le ruote perchè l’unica strada, che inizia con un sottopasso della ss 583 non facile da trovare, scende per qualche centinaio di metri e non so quanti gradini . E non semplici gradini ma quei maledetti gradini più lunghi di un passo e più corti di due.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1636" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/IMG_0870_bassa.jpg" alt="IMG_0870_bassa" width="816" height="612" /></p>
<p>Se poi siete proprio pigri e goduriosi potete prendere a Como il traghetto di linea che vi lascia a due passi dalla chiesa.</p>
<p>Normalmente la chiesa è chiusa ma è possibile recuperare le chiavi presso il ristorante &#8216;Il Porto&#8217; che è proprio di fronte all’ingresso.</p>
<p>L’interno della chiesa non è eccezionale ma non potete perdere il panorama che si può ammirare dalla bifora del portico gustandovi il silenzio incredibile che, ormai, solo raramente possiamo trovare.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/IMG_0873_bassa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1637" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/IMG_0873_bassa.jpg" alt="IMG_0873_bassa" width="703" height="199" /></a></p>
<p>Marco Robustelli</p>
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<p><a title="Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">guarda gli altri contributi in crowdsourcing</a></p>
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<p><em>Chiesa di San Martino a Nesso</em></p>
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		<title>Basilica di San Carpoforo a Como</title>
		<link>http://ioeditore.gwmax.it/?p=1594</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 12:52:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[basilica]]></category>
		<category><![CDATA[como]]></category>
		<category><![CDATA[san carpoforo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Italia siamo matti!  E a Como lo siamo anche di più!</p>
<p>Con la scusa di EXPO 2015, occasione unica per lanciare Como nell'olimpo delle citta turistiche, spendiamo centinaia di migliaia di euro per nuovi monumenti griffati o per far bello il lungolago e poi teniamo chiuso un capolavoro dell'arte romanica che mezzo mondo ci invidierebbe e che potremmo mostrare a costi quasi nulli.</p>
<p>La Basilica di San Carpoforo è già difficile da trovare perchè non è indicata nemmeno all'ultimo bivio ma non basta. I più caparbi,se riescono a scovarla, scopriranno che è aperta solo per qualche ora alla domenica. Un insulto all'intelligenza umana!</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia siamo matti!  A a Como lo siamo anche di più!</p>
<p>Con la scusa di EXPO 2015, occasione unica per lanciare Como nell&#8217;olimpo delle citta turistiche, spendiamo centinaia di migliaia di euro per nuovi monumenti griffati o per far bello il lungolago e poi teniamo chiuso un capolavoro dell&#8217;arte romanica che mezzo mondo ci invidierebbe e che potremmo mostrare a costi quasi nulli.</p>
<p>La Basilica di San Carpoforo è già difficile da trovare perchè non è indicata nemmeno all&#8217;ultimo bivio ma non basta. I più caparbi,se riescono a scovarla, scopriranno che è aperta solo per qualche ora alla domenica. Un insulto all&#8217;intelligenza umana!</p>
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<p>Nel V secolo il vescovo Felice fonda nella zona a ridosso della collina del Baradello la prima cattedrale della città, trasformando il tempio intitolato a Mercurio in una chiesa cristiana e dedicandola a Carpoforo.</p>
<p>Scavi archeologici condotti in loco a metà Ottocento hanno riportato alla luce un pavimento in opus sectile costituito da lastre triangolari e romboidali bianche e nere, alcune delle quali sono ora murate sulla parete sinistra della scala che scende alla cripta insieme a tre della decina di iscrizioni romane rinvenute negli scavi.<br />
Con lo spostamento della cattedrale in un luogo più vicino alla città, la chiesa di San Carpoforo decadde fino a quando, nel 724 il re dei Longobardi Liutprando decise di ristrutturarla e ingrandirla.</p>
<p>Al 1040, data della consacrazione, quando si era già intervenuti una seconda volta sull’edificio, risalgono le parti che arrivano fino al coro e all’attiguo monastero affidato ai monaci benedettini, mentre abside e cripta sarebbero costruite in epoca successiva, reimpiegando anche reperti romani di provenienza funeraria e materiale di epoca medievale.<br />
La chiesa si pensa fosse contraddistinta da un doppio transetto, di cui oggi se ne vede solo una parte.</p>
<p>La <strong>facciata</strong> non presenta ingressi siccome è addossata alla collina, i cui smottamenti l’hanno interrata per metà della sua grandezza, e un esame dell’interno della chiesa conferma inftti l’assenza di un portone d’entrata.</p>
<p>La <strong>torre</strong> slanciata risale al XII secolo, ed è costituita da un paramento murario in conci regolari di Sasso di Moltrasio, una pietra calcarea proveniente dalle cave del Lario.<br />
Il campanile è caratterizzato da quattro specchiature delimitate da lesene angolari e cornici di archetti ciechi romanici; le aperture sono rappresentate da feritoie nei primi due livelli, monofore nel terzo e a colonnine nella cella campanaria.<br />
L’edificio odierno è a tre navate e diviso in cinque campate irregolari ed è dominato da un ampio presbiterio sopraelevato, in cui si inserisce un semplice coro e l’ambone, databili alla seconda metà del XVI secolo, a cui si accede da una doppia scalinata. L&#8217;abside maggiore risulta costruita con una tecnica accuratissima, tramite l’alternanza di pietre bianche e nere che decorano l’ambiente.</p>
<p>Altro elemento caratteristico della chiesa è la presenza dell’abside minore, situata al termine della navatella settentrionale, non intuibile all&#8217;esterno perché ricavata nello spessore del muro; ugualmente invisibile all&#8217;esterno è il transetto, delimitato internamente dai due grandi arconi della navata centrale.<br />
La cripta, sottostante il presbiterio e destinata nel medioevo ad essere chiesa invernale, è un ambiente ripartito in tre navatelle terminanti in absidiole ricavate in spessore di muro, con tre monofore e piccoli oculi rivolti a oriente; è coperto da volte a crociera con archi acuti sorretti da sei colonnine monolitiche di granito con capitelli scolpiti a fogliami.</p>
<p>Dietro al piccolo altare, rivestito in epoca barocca con marmi policromi, si trova l’urna che per secoli conservò le reliquie del Protovescovo Felice.</p>
<p>La Cappella Rinascimentale dell’Assunta è l’unico ambiente della chiesa in cui compaia una decorazione pittorica, è della seconda metà del ‘500, completamente affrescata con una &#8220;Madonna in trono fra angeli, San Gerolamo e un Vescovo&#8221;, rappresentati sullo sfondo prospettico di una città.</p>
<p>Altri affreschi coevi ritraggono &#8220;San Gerolamo Eremita&#8221; e, nelle lunette della volta, scene dell’&#8221;Annunciazione&#8221;, della &#8220;Visitazione&#8221; e della &#8220;Circoncisione&#8221;.<br />
In fondo alla chiesa c’è un affresco settecentesco raffigurante il &#8220;Battesimo di Cristo&#8221;.</p>
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<p>tratto da http://www.romanicomo.it/comocarpoforo.htm</p>
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		<title>Chiesa di Sant&#8217;Alessandro a Lasnigo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 13:55:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi, abbandonando la frenesia quotidiana, mi sono ritagliato due ore per una breve gita alla scoperta della chiesa di Lasnigo. Ci ero passato davanti centinaia di volte ma non mi ero mai fermato a guardarla e voglio rimediare all'errore.</p>
<p>Basta una telefonata per convincere Giancarlo a farmi compagnia e, dopo un'ora, partiamo in moto per Lasnigo.</p>
<p>La chiesa, che si erge in cima a una collina, si staglia contro il cielo azzurro ma è chiusa. E' molto bella e ben curata. Una scalinata contornata da cappelle della  'via crucis' porta alla piccola chiesa e all'alto campanile con cinque ordini di finestre...........</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, abbandonando la frenesia quotidiana, mi sono ritagliato due ore per una breve gita alla scoperta della chiesa di Lasnigo. Ci ero passato davanti centinaia di volte ma non mi ero mai fermato a guardarla e voglio rimediare all&#8217;errore.</p>
<p>Basta una telefonata per convincere Giancarlo a farmi compagnia e, dopo un&#8217;ora partiamo in moto per Lasnigo.</p>
<p>La chiesa, che si erge in cima a una collina, si staglia contro il cielo azzurro ma è chiusa. E&#8217; molto bella e ben curata. Una scalinata contornata da cappelle della  &#8216;via crucis&#8217; porta alla piccola chiesa e all&#8217;alto campanile con cinque ordini di finestre.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1556" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo3-bassa.jpg" alt="lasnigo3 bassa" width="440" height="587" /></p>
<p>Faccio qualche foto ma non voglio trascurare il suggerimento di Gigi, un amico appassionato d&#8217;arte, che mi ha detto che la chiesa contiene pregevoli affreschi del XV secolo. Un giardiniere che sta curando il prato di fronte alla chiesa ci dice che la chiesa è normalmente chiusa (orrore!!!!) e che possiamo rivolgerci alla custode che abita in paese. Si chiama Rosetta e abita al numero 6.</p>
<p>E&#8217; qui che comincia l&#8217;avventura in un mondo che ormai non riusciamo nemmeno ad immaginare.</p>
<p>Troviamo la casa al numero 6 e suoniamo il campanello. Non risponde nessuno ma si affaccia una signora al secondo piano e ci dice di entrare perchè &#8216;la Rosetta&#8217; abita al piano terreno. Entriamo dal portoncino e una voce maschile, dietro la porta di sinistra, ci dice di entrare. Bussiamo, entriamo e subito ci avvolge l&#8217;odore di legna bruciata e di bucce d&#8217;arancia seccate sulla stufa. Una donna seduta sta facendo la calza usando quattro aghi, un uomo sta mettendo la legna in una &#8216;cucina economica&#8217; che mi ricorda tanto la casa di mia zia quando ero piccolo e una signora sorridente ci viene incontro chiedendoci se siamo dei sacerdoti. No, vorremmo solo visitare la chiesa.</p>
<p>La donna che lavora a maglia ci dice che &#8216;la Rosetta&#8217; non può accompagnarci perchè è stata ammalata quattro mesi e non può ancora uscire ma &#8216;la Rosetta&#8217; non ci abbandona. Si attacca al telefono e comincia a cercare qualcuno che possa accompagnarci. Finalmente una è disponibile e ci chiede se passiamo a prenderla. Per noi è Ok ma se viene in moto. Purtroppo è una signora non più giovane e la moto non va bene ma Rosetta non demorde e riesce a convincerla a farsi accompagnare in macchina dal nipote. Dopo dieci minuti la chiesa è aperta.</p>
<p>Anche la sola scoperta di un mondo gentile che esiste ancora varrebbe la gita ma la chiesa, una delle costruzioni romaniche più significative della Valassina, e il ciclo d&#8217;affreschi interni del sec. XV sono assolutamente da vedere. Mi ha colpito anche vedere il campanile che occupa un angolo interno della chiesa e che, con la sua porta di accesso, ricorda tanto un grande camino.</p>
<p><em>MrB</em></p>
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<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo5-bassa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1558" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo5-bassa.jpg" alt="lasnigo5 bassa" width="439" height="299" /></a></p>
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<p>Già nel XII secolo Goffredo da Bussero inseriva Sant&#8217;Alessandro di Lasnigo nell&#8217;elenco delle chiese derlla diocesi di Milano dedicate al Santo. Una prima descrizione della chiesa la troviamo negli atti della visita pastorale del 24 ottobre 1576 di monsignor Leonetto Chiavone. nel 1570 San Carlo completa le info sulla chiesa segnalando la presenza di due archi timpano &#8220;tententibus usque ad coelum&#8221; e dell&#8217;abside interamente affrescata.</p>
<p>Nel corso degli anni la chiesa è stata oggetto di numerosi interventi di restauro e uno scavo archeologico del 2005 ha permesso di individuare la perimetrazione della parte più anticada un&#8217;aula rettangolare chiusa ad est da un&#8217;abside semicircolare. L&#8217;ampliamento della chiese si ebbe con la costruzione dell&#8217;abside quadrata, l&#8217;allargamento deòlla navata e la costruzione del campanile (fine XI secolo). Nel XV secolo la navata fu ulteriormente allargata  ed alzata con la costruzione di due archi ogivali. Ben visibili sulla facciata due linee che seguono l&#8217;inclinazione del tetto e che evidenziano l&#8217;innalzamento della copertura.</p>
<p>I fianchi della chiesa sono divisi in tre sezioni da due contrafforti che evidenziano la scansione interna in tre campate.</p>
<p>L&#8217;abside quadrata, a est, è molto pronunciata in altezza a causa della conformazione del terreno. Addossata all&#8217;abside, sul fianco sud, si trova la sacrestia, alta due piani, costruita tra il 1603 e il 1732.</p>
<p>Il campanile, che ha base quadrata con lato di 3,60 metri e mura di 1,2 metri di spessore, è alto 23 metri e si sviluppa su sei piani. La base di muratura piena costruita con grossi blocchi di granito, termina in alto con un fregio a denti di sega. I piani superiori sono scanditi da specchiature rettangolari la cui altezza diminuisce gradatamente dal basso verso l&#8217;alto creando un effetto prospettico che sottolinea lo slancio verticale del campanile. All&#8217; interno di ogni specchiatura si aprono, dal basso verso l&#8217;alto, una feritoia, una monofora e tre bifore con capitello a stampella. Dai restauri è emerso che anche il campanile, come la chiesa, era originariamente intonacato e dipinto.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1557" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo2-bassa-copia.jpg" alt="lasnigo2 bassa copia" width="740" height="205" /></p>
<p>Quasi tutte le pareti interne della chiesa sono semplicemente imbiancate. Solo la terza campata a sinistra e l&#8217;abside, coperta con una volta a crociera, sono finalmente affrescate.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo4-bassa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1566" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/lasnigo4-bassa.jpg" alt="lasnigo4 bassa" width="441" height="627" /></a></p>
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<p><em><a title="Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">torna a Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
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		<title>Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 15:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le nuove tecnologie consentono di uscire dagli schemi tradizionali dell'editoria per pensare e realizzare nuovi progetti.</p>
<p>Qui vogliamo esplorare la realizzazione condivisa di un libro da pubblicare.</p>
<p>L'argomemto scelto è "Le chiese romaniche del Triangolo Lariano" e l'obiettivo è la raccolta di contributi da un pubblico eterogeneo presente sul territorio che possa raccogliere informazioni o immagini da pubblicare. L'autore di ogni contributo verrà citato nel libro.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove tecnologie consentono di uscire dagli schemi tradizionali dell&#8217;editoria per pensare e realizzare nuovi progetti.</p>
<p>Uno di questi mezzi è il crowdsourcing ovvero la partecipazzione della folla (crowd) alla realizzazione di un progetto attraverso la fornitura di qualcosa (sourcing). Un esempio classico di crowdsourcing è Wikipedia dove un piccolo contributo di molti consente di avere un prodotto completo fruibile da tutti.</p>
<p>Qui vogliamo esplorare la realizzazione condivisa di un sito che vi proponiamo di creare insieme in crowdsourcing. Se il risultato sarà buono realizzeremo un libro che verrà pubblicato e distribuito dalla nostra casa editrice con l&#8217;obiettivo di devolvere una parte del ricavato ad un progetto di recupero di una delle chiese illustrate (la scelta sarà fatta dai lettori con una votazione on line).</p>
<p>L&#8217;argomemto scelto è &#8220;Le chiese romaniche del Triangolo Lariano&#8221; e i fornitori di contributi redazionali sono tutti coloro che hanno o possono raccogliere informazioni o immagini da pubblicare.</p>
<p>L&#8217;autore di ogni contributo verrà citato nel sito e nel libro.</p>
<p>Per facilitare la raccolta di dati abbiamo aperto la pagina</p>
<p><a title="Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">http://live.ioeditore.it/?p=1449</a></p>
<p>nella quale abbiamo cominciato ad individuare alcune chiese (sappiamo che Como, Agliate e Cantù non sono esattamente nel Triangolo Lariano ma sono talmente belle e importanti -oltre che vicine- da non poter essere trascurate).</p>
<p>Per alcune chiese abbiamo cominciato anche a creare delle pagine dove potete vedere se le informazioni che avete raccolto sono già citate o se possono diventare  un contributo interessante.</p>
<p>I tuoi contributi potrai inviarceli all&#8217;indirizzo info@ieditore.it o potrai postarli sulla nostra pagina FB (https://www.facebook.com/ioeditore.it)</p>
<p>Solo a raccolta completata decideremo il formato e le altre caratteristiche del libro</p>
<p>Il progetto chiuderà a fine luglio per poter presentare il libro alla stampa entro l&#8217;autunno.</p>
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<p><em>Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing</em></p>
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		<title>Chiesa Plebana di S. Eufemia di Erba</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 16:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La <b>chiesa di sant'Eufemia</b> di Incino d'Erba è una delle chiese plebane in stile romanico più antiche del Triangolo Lariano, della provincia di Como e dell'Arcidiocesi di Milano.<br />
La chiesa è sull'antico asse viario che congiungeva Aquileia Brescia, Bergamo, Como ed Ivrea (menzionato anche nella Tavola Peutingeriana) e faceva parte della pieve di Incino, una delle pievi più vaste ed antiche della zona che già nel 1285 faceva capo a 61 chiese.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/panoramica-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1508" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/panoramica-600.jpg" alt="panoramica 600" width="843" height="253" /></a></p>
<p>La <b>chiesa di sant&#8217;Eufemia</b> di Incino d&#8217;Erba è una delle chiese plebane in stile romanico più antiche del Triangolo Lariano, della provincia di Como e dell&#8217;Arcidiocesi di Milano.<br />
La chiesa è sull&#8217;antico asse viario che congiungeva Aquileia Brescia, Bergamo, Como ed Ivrea (menzionato anche nella Tavola Peutingeriana) e faceva parte della pieve di Incino, una delle pievi più vaste ed antiche della zona che già nel 1285 faceva capo a 61 chiese.</p>
<p>La costruzione della chiesa risale alla metà del V secolo e nel tempo ha subito diversi ampliamenti e rimaneggiamenti, soprattutto interni, che comunque non ne hannomodificato la fisionomia originaria</p>
<p>L&#8217;edificio è a pianta rettangolare a navata unica absidata con soffitto a capriate in legno e murature scandita da lesene.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1499" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno.jpg" alt="interno" width="407" height="543" /></a></p>
<p>La parte più antica della chiesa è l&#8217;abside di forma semicircolare con antichi finestroni di epoca paleocristiana otturati in epoche successive.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/abside-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1497" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/abside-600.jpg" alt="abside 600" width="407" height="542" /></a></p>
<p>La costruzione originaria aveva il fronte più arretrato che venne allungato solo nel XVI secolo nella sua parte anteriore fino a portarlo a ridosso del campanile.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/qggiunta-600.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1514" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/qggiunta-600.jpg" alt="qggiunta 600" width="411" height="548" /></a></p>
<p>La campagna di scavi archeologici condotta nel 1994 ha permesso il recupero dell&#8217;antico impianto del battistero alto-medievale dedicato a san Giovanni Battista. Il battistero a pianta quadrata sorgeva davanti alla chiesa, . Aveva un&#8217;abside quadrata ad est aggiunta in un secondo momento e al centro il fonte battesimale circolare, costruito sopra un altro più antico di uguale forma.</p>
<p>Il campanile, alto 32,7 metri, copre larga parte della facciata d&#8217;ingresso ed è stato costruito nell&#8217;XI secolo con impegno di materiale di spoglio di epoca romana ed inizialmente era staccato dalla costruzione della chiesa. Ha tre ordini sovrapposti di monofore, bifore e trifore con colonnine variamente ornate e in epoca medievale fungeva anche da torre di avvistamento.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1491" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/camoanile-s-eufemia-600-ioeditore-copia.jpg" alt="campanile s eufemia 600 ioeditore copia" width="409" height="502" /></p>
<p>Nell&#8217;XI secolo venne scavata anche la cripta triabsidata che era posta sotto la chiesa. La cripta ed il battistero pericolanti vennero demoliti nel XVI secolo quando la dignità prepositurale passò alla chiesa di Santa Maria Nascente nel centro di Erba.</p>
<p>Il ritrovamento di diverse sepolture tra il battistero e la chiesa fanno ritrenere che l&#8217;area fosse adibita a cimitero.</p>
<p>Il grande Crocifisso ligneo del XVI secolo con dipinta la figura di Cristo, di stile giottesco, è sicuramente l&#8217;opera più interessante conservata nella chiesa. Nei riquadri, posti nei quattro punti terminali della Croce e venuti in luce solo durante il restauro del 1983, sono effigiati: a sinistra la Vergine Addolorata vestita di nero, a destra san Giovanni, in alto il Cristo Redentore che indica con la mano destra la S.S. Trinità e con la mano sinistra regge il mondo, in basso la coppa raccoglitrice del sangue di Cristo.</p>
<p><em><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/crocefisso-copia.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1495" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/crocefisso-copia.jpg" alt="crocefisso copia" width="408" height="544" /></a><br />
</em>Sopra il portale troneggia il frammento scultoreo di epoca romana raffigurante il Cristo e, all&#8217;interno, si può ammirare una pregevole acquasantiera marmorea con testine umane a rilievo con incisa la data MCCXII (1212) e le lettere P.A.M.E.F., il cui significato è stato interpretato come: &#8220;Petrus Antonius me fecit.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1496" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/ingresso-600.jpg" alt="ingresso 600" width="407" height="543" /></p>
<p>La cosidetta Cappella della Madonna, sulla destra, fu commissionata dalla potente  famiglia locale dei Parravicini, e conserva un antico affresco della Madonna rimaneggiato nel secolo scorso.</p>
<p>La chiesa è dedicata a sant&#8217;Eufemia di Calcedonia in onore della chiesa, dedicata a questa santa, dove si svolse il Concilio di Calcedonia cui si rifacevano i seguaci dello scisma tricapitolino. La diffusione sul territorio comasco del credo tricapitolino e del culto alla santa è dovuto al vescovo di Como Agrippino che ebbe un ruolo particolarmente attivo ed al quale, oltre alla chiesa di Erba, si possono far risalire anche le dedicazioni della basilica di Sant&#8217;Eufemia a Grado, la chiesa di Santa Eufemia di Como (ora chiesa di San Fedele), la basilica di Sant&#8217;Eufemia sull&#8217;isola Comacina, quella di Oggiono, di Teglio e quella del Castello di Musso.</p>
<p>In occasione del Giubileo del 2000, per volere dell&#8217;arcivescovo Carlo Maria Martini, l’antica plebana di sant’Eufemia di Incino è stata annoverata fra le 23 chiese giubilari dell&#8217;Arcidiocesi di Milano.</p>
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<p><em><a title="I campanili romanici del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">TORNA A: Le Chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
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<p>foto di M.Ballabio</p>
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		<title>Basilica di San Pietro al Monte a Civate</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 16:13:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La fatica è stata tanta, ma ne valeva la pena. Lo so, è un inizio scontato ma in questo caso rispecchia la verità. Un’ora di salita (troppa per me) in mezzo al bosco, su un acciottolato medievale, porta a un complesso romanico con una splendida basilica, un altrettanto splendido oratorio e i resti di un monastero benedettino. Siamo intorno all’anno mille</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La fatica è stata tanta, ma ne valeva la pena. Lo so, è un inizio scontato ma in questo caso rispecchia la verità. Un’ora di salita (troppa per me) in mezzo al bosco, su un acciottolato medievale, porta a un complesso romanico con una splendida basilica, un altrettanto splendido oratorio e i resti di un monastero benedettino. Siamo intorno all’anno mille. La basilica, in una valletta, circondata da un vasto prato verde primavera e incombenti masse rocciose, colpisce per la sua strana composizione: una cornice semicircolare su due piani con bifore (prima particolarità) circonda una delle due absidi (seconda particolarità). Vi si accede infine (terza particolarità) con un’imponente scalinata. Tutto in pietra grigia. Siamo nella valle dell’Oro sopra Civate in provincia di Lecco a 650 metri d’altezza. Lo spettacolo è imponente e nello stesso tempo misurato. Guardando a valle si vede il lago di Annone. Anche da questa parte la vista colpisce. L’emozione, dopo la dura ascesa, è grande, soprattutto perché la visione è inaspettata, improvvisa. L’interno della basilica è altrettanto splendido: un’abside con altare e ciborio (baldacchino) da una parte dell’unica navata e un’altra, opposta, con pronao (atrio) e due cappelline ai lati. Notevoli gli stucchi e gli affreschi sulla volta e ai lati. I temi: Gerusalemme celeste, Il Seno di Adamo, il Grifone, la Chimera. C’è poi la cripta sorretta da colonne con capitelli decorati con forme vegetali. Interessante il piccolo oratorio a pianta quadrata, nudo ha affreschi sopra l’altare: San Benedetto, la Madonna, San Giovanni. Tutto assolutamente da visitare (allenati)</em></p>
<p><em>GdA</em></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1649" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/complesso-bassa.jpg" alt="complesso bassa" width="641" height="340" /></p>
<p>Dai 330 metri di altitudine di  Civate si sale a piedi per poco più di due chilometri fino ai 650 metri del pianoro che ospita la basilica. Le indicazioni per arrivare al piccolo parcheggio vicino all’inizio del sentiero non sono chiarissime ma, con qualche domanda ai residenti, il problema si risolve facilmente.</p>
<p>Salendo, lungo il  sentiero ben segnalato,  si incontrano delle curiose costruzioni rurali del XIX secolo dette  <strong><a title="Le ‘casote’ di Civate" href="http://live.ioeditore.it/?p=1653" target="_blank">‘casote’</a></strong> che servivano come ricoveri per la notte durante la stagione della fienagione.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/IMG_0712-2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1647" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/IMG_0712-2.png" alt="IMG_0712 (2)" width="640" height="691" /></a></p>
<p>La leggenda di San Pietro al Monte narra che Desiderio, ultimo re longobardo, vi costruisse un cenobio nel 772 per la miracolosa guarigione dell’occhio del figlio Adelchi grazie alle acque di una fonte, che scorre a tutt’oggi vicino alla chiesa.</p>
<p>A parziale testimonianza di una presenza tardo antica resti di una torre, cappelle, colonne e murature databili tra il V e VIII secolo.<br />
Il più antico documento, IX secolo, cita la presenza dell’abate Leutgario con trentacinque monaci benedettini legati al monastero di Pfäfers in Svizzera.</p>
<p>Il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro 1097 dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita. Probabilmente durante la sua presenza iniziarono i lavori di trasformazione dell’XI secolo che portarono al capovolgimento dell’asse est-ovest della basilica rendendo la sua planimetria molto particolare particolare: l’inversione avvenuta con la costruzione di una nuova abside a est ha trasformato quella vecchia, ad ovest, nell’entrata. La costruzione ora ha due absidi alle estremità della navata unica, quella occidentale ospita il ciborio con altare, quella orientale un pronao con due cappelline ai lati dell’ingresso.</p>
<p>Il comprensorio sacro, che attualmente non è più occupato da religiosi, si compone di tre edifici: la <strong>basilica di San Pietro</strong>, l’<strong>oratorio</strong> intitolato a san Benedetto e l&#8217;edificio costruito sulle <strong>rovine del monastero</strong>.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/scalinata-bassa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1697" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/scalinata-bassa.jpg" alt="scalinata bassa" width="756" height="480" /></a></p>
<p>BASILICA</p>
<p>L&#8217;accesso avviene per mezzo di una scalinata che porta in un ampio atrio semicircolare illuminato da bifore, costruito su due piani, uno a livello della chiesa l&#8217;altro a livello della cripta che poteva dare alloggio ai pellegrini.</p>
<p>Salita la scalinata ed entrati nel <strong>pronao</strong> edificato tutt&#8217;intorno all&#8217;abside orientale quasi a formare un deambulatorio esterno, si osserva sulla porta d&#8217;ingresso alla chiesa l&#8217;affresco della <i>Traditio Legis et Clavis</i>, raffigurante Cristo che fonda la sua Chiesa consegnando a Pietro e Paolo rispettivamente le chiavi e le leggi.<br />
All&#8217;interno, la navata della chiesa è preceduta da una sorta di <strong>nartece</strong> diviso in tre vani (un corridoio e due absidiole laterali) da quattro colonne tortili sormontate da archi a tutto sesto.  Al di sopra delle tre arcate del nartece interno, ingentilite da motivi decorativi in stucco, trova posto un unico grande affresco che riassume il senso dell’intero ciclo decorativo: la scena raffigurata rispecchia fedelmente quella descritta in apertura del capitolo 12 dell’Apocalisse. Vi si osserva sulla sinistra la “donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi”: ha appena partorito un figlio maschio che subito viene portato verso il trono di Dio, posto al centro della scena, in modo che egli non sia divorato dall’enorme drago che si distende col corpo e con la coda lungo tutta la scena. A scongiurare la minaccia interviene l’arcangelo Michele con i suoi angeli che, per mezzo delle loro lance, trafiggono il drago su tutto il corpo precipitandolo sulla terra.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1650" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/interno-bassa.jpg" alt="interno bassa" width="612" height="816" /></p>
<p>All&#8217;estremità occidentale della navata possiamo ammirare il <strong>ciborio</strong> (che, nella sua struttura architettonica, ricorda da vicino a quello della basilica di Sant’Ambrogio a Milano) decorato con stucchi semipolicromi, tutti i lati del timpano portano scene evangeliche, quello orientale raffigura <i>Cristo crocifisso tra la Maria e san Giovanni</i>, sopra i capitelli vi sono le raffigurazioni simboliche degli evangelisti, all&#8217;iterno la cupola è affrescata con figure di santi.</p>
<p>Vanno ancora menzionati, nel descrivere l’apparato decorativo della chiesa, gli stucchi del parapetto, che difende il vano della scala che porta alla cripta. Si tratta di tre lastre con rilievi che mostrano all’interno di un complicato intreccio di girali e viticci rispettivamente le figure affacciate di un grifone e di un leone, di due leoni e di due leoni che si trasformano in pesci, in conformità ad una simbologia che verosimilmente allude al percorso di salvezza dell’uomo</p>
<p>CRIPTA</p>
<p>La cripta, a cui si accede tramite una scala sul lato sud con spalletta decorata a stucco, è retta da colonne con capitelli decorati a stucco con forme vegetali stilizzate e contiene sulla parete orientale una lunetta con la <i>Dormitio Virginis</i> e affreschi con le <i>Vergini sagge</i>.</p>
<p>Lo spazio della cripta è diviso in tre navate da due file di tre colonne; al termine della navata centrale è posto un modesto altare in muratura alle cui spalle si possono osservare, sapientemente eseguite in stucco, scene riguardanti la vita della Madonna: la presentazione di Gesù al tempio, la crocifissione di Cristo (alquanto rovinata) e la Dormitio Virginis, scena di grande intensità emotiva. Delle decorazioni a fresco sopravvissute nella cripta si nota soprattutto una notevole raffigurazione di santa Agnese che regge una fiaccola alla quale è appeso un contenitore di olio (forse un rimando alla parabola delle vergini sagge e delle vergini folli).</p>
<p>La esecuzione del complesso apparato decorativo viene generalmente fatta risalire ad anni che vanno dalle ultime decadi dell’XI secolo alle prime decadi del secolo successivo.</p>
<p>ORATORIO</p>
<p>Piccolo edificio triabsidiato con un avancorpo a pianta quadrata contiene tre affreschi sopra l&#8217;originario altare in muratura.</p>
<p>Gli affreschi presenti sull&#8217;altare in pietra rappresentano San Benedetto che regge un libro con scritto <i>ego sum benedictus aba(te)</i>, Sant&#8217;Andrea e il Cristo benedicente con la scritta <i>ego sum lux mundi</i> con la Madonna e San Giovanni Battista. Probabilmente non svolse mai funzioni battesimali, ma solamente oratoriali o funerarie.</p>
<p>Il complesso non è sempre aperto, si può visitare nei giorni feriali solo su prenotazione e nei giorni festivi l&#8217;apertura è garantita dall&#8217;associazione Amici di San Pietro.</p>
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<p><em><a title="I campanili romanici del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">TORNA A: Le Chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
<p><em><a title="Creiamo insieme e pubblichiamo un libro in crowdsourcing" href="http://live.ioeditore.it/?p=1502">guarda come partecipare al progetto di crowdsourcing e mandaci il tuo contributo letterario</a></em></p>
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<p><em>Basilica di San Pietro al Monte a Civate</em></p>
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		<title>San Pietro al Monte di Civate</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 15:18:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;abbazia di San Pietro al Monte è un complesso architettonico di stile romanico, situato nella valle dell&#8217;Oro nel comune di Civate in provincia di Lecco. Il luogo, che attualmente non è più occupato da religiosi, si compone di tre edifici: la basilica di San Pietro, l&#8217;oratorio intitolato a san Benedetto e quello che era il monastero di cui rimangono solo rovine. Le costruzioni facevano parte del complesso dell&#8217;abbazia benedettina di Civate comprensiva, nell&#8217;abitato, della basilica di San Calocero e delle</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<b>abbazia di San Pietro al Monte</b> è un complesso architettonico di stile romanico, situato nella valle dell&#8217;Oro nel comune di Civate in provincia di Lecco.</p>
<p>Il luogo, che attualmente non è più occupato da religiosi, si compone di tre edifici: la basilica di San Pietro, l&#8217;oratorio intitolato a san Benedetto e quello che era il monastero di cui rimangono solo rovine. Le costruzioni facevano parte del complesso dell&#8217;abbazia benedettina di Civate comprensiva, nell&#8217;abitato, della basilica di San Calocero e delle chiese di San Nazaro e San Vito. Due portali in pietra con sopra inciso il motto <i>Ora et labora</i> ci ricordano la passata presenza qui di frati benedettini.</p>
<p>L&#8217;imponente ciclo di affreschi della basilica di San Pietro, che ha come tema l&#8217;<i>Apoteosi finale del Cristo</i> e il <i>Trionfo dei Giusti</i> sulla falsariga dell&#8217;Apocalisse di san Giovanni, ne fa una tra le più importanti testimonianze romaniche lombarde.</p>
<p>La leggenda di San Pietro al Monte narra che l&#8217;ultimo re longobardo Desiderio vi costruisse un cenobio nel 772 per la miracolosa guarigione dell&#8217;occhio del figlio Adelchi grazie alle acque di una fonte, che scorre a tutt&#8217;oggi vicino alla chiesa.<sup id="cite_ref-1" class="reference">[1]</sup> A parziale testimonianza di una presenza tardo antica resti di una torre, cappelle, colonne e murature databili tra il V e VIII secolo.</p>
<p>Il più antico documento, IX secolo, cita la presenza dell&#8217;abate Leutgario con trentacinque monaci benedettini legati al monastero di Pfäfers in Svizzera.</p>
<p>Il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro 1097 dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita, probabilmente la sua presenza portò ai lavori di trasformazione dell&#8217;XI secolo. L&#8217;ampliamento della struttura portò al capovolgimento dell&#8217;asse est-ovest della basilica a successivamente alla sua decorazione.</p>
<p>Il monastero fu distrutto per ritorsione dal Libero comune di Milano in seguito allo schierarsi dai monaci con l&#8217;imperatore Federico Barbarossa, la comunità benedettina si trasferì a valle lasciando la custodia a pochi monaci votati all&#8217;ermitaggio.</p>
<p>Sulla metà del XVI secolo monaci Olivetani tornarono a far vivere l&#8217;abbazia, furono scacciati definitivamente nel 1798 durante la Repubblica Cisalpina.</p>
<p>La planimetria della chiesa è particolare: l&#8217;inversione dell&#8217;asse avvenuta nell XI secolo con la costruzione di una nuova abside a est ha trasformato quella vecchia, ad ovest, nell&#8217;entrata<sup id="cite_ref-2" class="reference">[2]</sup>. La costruzione ora ha due absidi alle estremità della navata unica, quella occidentale ospita il ciborio con altare, quella orientale un pronao con due cappelline ai lati dell&#8217;ingresso.</p>
<p>L&#8217;accesso avviene per mezzo di una scalinata che porta in un ampio atrio semicircolare illuminato da bifore, costruito su due piani, uno a livello della chiesa l&#8217;altro a livello della cripta che poteva dare alloggio ai pellegrini.</p>
<p>All&#8217;ingresso troviamo un pronao con due absidiole affrescate. Nella volta centrale viene raffigurata la <i>Gerusalemme celeste</i>, nella lunetta il <i>Seno di Abramo</i>, nelle volte la personificazione dei <i>Fiumi celesti</i>, sulle due transenne che dividono il pronao dalle absidiole due stucchi con il <i>Grifone</i> e la <i>Chimera</i>. Delle due cappelline una è affrescata con i santi, l&#8217;altra con gli angeli.</p>
<p>All&#8217;estremità occidentale della navata possiamo ammirare il ciborio decorato con stucchi semipolicromi, tutti i lati del timpano portano scene evangeliche, quello orientale raffigura <i>Cristo crocifisso tra la Maria e san Giovanni</i>, sopra i capitelli vi sono le raffigurazioni simboliche degli evangelisti, all&#8217;iterno la cupola è affrescata con figure di santi.</p>
<p>Sulla controfacciata orientale (sopra la porta d&#8217;ingresso) l&#8217;affresco con la <i>Visione dell&#8217;Apocalisse</i>, di grande complessità e geniali soluzioni compositive vede al centro la figura di <i>Cristo in maestà</i> circondato da san Michele e gli angeli che trafiggono il dragone (il demonio). La presenza di altre figure, con corpi celesti e anime dannate con le loro valenze simboliche rendono difficile l&#8217;interpretazione dell&#8217;affresco. Emblematica è la cosiddetta <i>Scena apocalittica</i>, dove un Cristo in trono siede immateriale al centro del riquadro, mentre corre tutt&#8217;intorno uno stilizzato castello con un&#8217;intuitiva assonometria a zig-zag vista &#8220;a volo d&#8217;uccello&#8221;, dove testine s&#8217;affacciano da aperture. La rigida simmetria è alleggerita dalle marcate variazioni luminose.</p>
<p>Tutto il ciclo pittorico, oltre la rappresentazione letterale dell&#8217;Apocalisse è impregnato di significati trascendenti e riferimenti simbolici di alta astrazione che rendono difficile la lettura.</p>
<p>La cripta, a cui si accede tramite una scala sul lato sud con spalletta decorata a stucco, è retta da colonne con capitelli decorati a stucco con forme vegetali stilizzate e contiene sulla parete orientale una lunetta con la <i>Dormitio Virginis</i> e affreschi con le <i>Vergini sagge</i>.</p>
<p>L&#8217;apparato decorativo di epoca romanica ancora presente nella basilica di San Pietro al Monte appare di eccezionale ricchezza e complessità: gli stucchi e gli affreschi presenti si connettono tra loro ubbidendo ad un medesimo linguaggio denso di rimandi simbolici alla dottrina ecclesiale, lasciando intuire la presenza di &#8220;una mente ideatrice di altissima preparazione teologica&#8221;<sup id="cite_ref-Guiglia_Guidobaldi_3-0" class="reference">[3]</sup>.<br />
Salita la scalinata ed entrati nel pronao edificato tutt&#8217;intorno all&#8217;abside orientale quasi a formare un deambulatorio esterno, si osserva sulla porta d&#8217;ingresso alla chiesa l&#8217;affresco della <i>Traditio Legis et Clavis</i>, raffigurante Cristo che fonda la sua Chiesa consegnando a Pietro e Paolo rispettivamente le chiavi e le leggi.<br />
All&#8217;interno, la navata della chiesa è preceduta da una sorta di nartece diviso in tre vani (un corridoio e due absidiole laterali) da quattro colonne tortili sormontate da archi a tutto sesto. Nella lunetta sopra la parte interna dell&#8217;ingresso è raffigurato il <i>Seno di Abramo</i>, con il profeta che abbraccia idealmente il suo popolo. Sulle due pareti del corridoio di ingresso sono raffigurate scene che mostrano i santi papi Marcello e Gregorio intenti ad accogliere gruppi di fedeli; sotto le due scene trovano posto fasce a meandro con raffigurazione del simbolo cristologico del pesce. Nella sovrastante volta a vela si osserva un affresco con la <i>Gerusalemme celeste</i> di particolare complessità iconografica: al centro della scena è posto il Cristo assiso sul globo, con ai piedi l&#8217;Agnello mistico sotto il quale sgorga un fiume che subito si divide in quattro rami, mentre tutto intorno, nelle mura della città, si aprono complessivamente dodici porte dalle quali si affacciano teste di angeli. La scena continua idealmente nella volta a crociera successiva nelle cui vele trova posto la raffigurazione allegorica dei <i>quattro fiumi del Paradiso Terrestre</i>. In basso, le coppie di colonne sono legate tra loro da due plutei con le figure a stucco del Grifone e della Chimera, simboli del male, colti mentre fuggono dalla chiesa.<br />
Nelle due absidiole che affiancano il corridoio d&#8217;ingresso trovano posto raffigurazioni della gerarchia degli angeli (absidiola meridionale) e dal popolo degli eletti (absidiola settentrionale).<br />
Al di sopra delle tre arcate del nartece interno, ingentilite da motivi decorativi in stucco, trova posto un unico grande affresco che riassume il senso dell&#8217;intero ciclo decorativo: la scena raffigurata rispecchia fedelmente quella descritta in apertura del capitolo 12 dell&#8217;Apocalisse. Vi si osserva sulla sinistra la &#8220;donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi&#8221;: ha appena partorito un figlio maschio che subito viene portato verso il trono di Dio, posto al centro della scena, in modo che egli non sia divorato dall&#8217;enorme drago che si distende col corpo e con la coda lungo tutta la scena. A scongiurare la minaccia interviene l&#8217;arcangelo Michele con i suoi angeli che, per mezzo delle loro lance, trafiggono il drago su tutto il corpo precipitandolo sulla terra.</p>
<p>L&#8217;altare posto di fronte all&#8217;abside occidentale è sormontato da un elegante ciborio che, nella sua struttura architettonica, ricorda da vicino a quello della basilica di Sant&#8217;Ambrogio a Milano. È composto da quattro colonne con capitelli sormontati da altorilievi in stucco raffiguranti i simboli del Tetramorfo. Nelle quattro fronti cuspidate poste sopra gli archi che raccordano le colonne, trovano posto notevoli rilievi in stucco con le scene della <i>Crocifissione</i>, delle <i>Marie al sepolcro</i>, dell&#8217;<i>Ascensione</i> e della <i>Traditio Legis et Clavis</i>; il tutto impreziosito da una decorazione a stucco straordinariamente raffinata. All&#8217;interno del cupolino del ciborio trova posto un affresco che ripropone al centro la figura dell&#8217;Agnello mistico contornato da diciotto figure nimbate &#8211; dieci uomini e otto donne &#8211; che si collegano forse al testo dell&#8217;Apocalisse (ma sulla cui interpretazione non esistono pareri concordi<sup id="cite_ref-4" class="reference">[4]</sup>.</p>
<p>Vanno ancora menzionati, nel descrivere l&#8217;apparato decorativo della chiesa, gli stucchi del parapetto, che difende il vano della scala che porta alla cripta. Si tratta di tre lastre con rilievi che mostrano all&#8217;interno di un complicato intreccio di girali e viticci rispettivamente le figure affacciate di un grifone e di un leone, di due leoni e di due leoni che si trasformano in pesci, in conformità ad una simbologia che verosimilmente allude al percorso di salvezza dell&#8217;uomo<sup id="cite_ref-5" class="reference">[5]</sup></p>
<p>Le decorazioni presenti nella cripta vogliono soprattutto rendere omaggio alla Madonna. Lo spazio della cripta è diviso in tre navate da due file di tre colonne; al termine della navata centrale è posto un modesto altare in muratura alle cui spalle si possono osservare, sapientemente eseguite in stucco, scene riguardanti la vita di Maria: la <i>presentazione di Gesù al tempio</i>, la crocifissione di Cristo (alquanto rovinata) e la <i>Dormitio Virginis</i>, scena di grande intensità emotiva. Delle decorazioni a fresco sopravvissute nella cripta si nota soprattutto una notevole raffigurazione di santa Agnese che regge una fiaccola alla quale è appeso un contenitore di olio (forse un rimando alla parabola delle vergini sagge e delle vergini folli).</p>
<p>La esecuzione del complesso apparato decorativo viene generalmente fatta risalire ad anni che vanno dalle ultime decadi dell&#8217;XI secolo alle prime decadi del secolo successivo. In merito agli artisti che presero parte ai lavori non esiste tra gli studiosi un accordo né sul loro numero, né sulla loro provenienza. Si possono ad esempio osservare notevoli differenze stilistiche tra l&#8217;autore della <i>Gerusalemme celeste</i> ove è piuttosto evidente la permanenza di modelli ottoniani di provenienza nordica, rispetto al <i>Maestro della Visione apocalittica</i> che, dimostra di essere a conoscenza del linguaggio figurativo bizantino della seconda metà dell&#8217;XI secolo<sup id="cite_ref-Guiglia_Guidobaldi_3-1" class="reference">[3]</sup>.</p>
<p>Piccolo edificio triabsidiato con un avancorpo a pianta quadrata contiene tre affreschi sopra l&#8217;originario altare in muratura.</p>
<p>Gli affreschi presenti sull&#8217;altare in pietra rappresentano San Benedetto che regge un libro con scritto <i>ego sum benedictus aba(te)</i>, Sant&#8217;Andrea e il Cristo benedicente con la scritta <i>ego sum lux mundi</i> con la Madonna e San Giovanni Battista. Probabilmente non svolse mai funzioni battesimali, ma solamente oratoriali o funerarie.</p>
<p>Il complesso non è sempre aperto, si può visitare nei giorni feriali solo su prenotazione e nei giorni festivi l&#8217;apertura è garantita dall&#8217;associazione Amici di San Pietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a title="I campanili romanici del Triangolo Lariano" href="http://live.ioeditore.it/?p=1449">TORNA A: Le Chiese Romaniche del Triangolo Lariano</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le chiese Romaniche del Triangolo Lariano</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2015 14:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[dal mondo dell'editoria]]></category>
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		<category><![CDATA[chiese romaniche]]></category>
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		<category><![CDATA[triangolo lariano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche del Triangolo Lariano, oltre alla bellezza del paesaggio, è la significativa presenza dell’architettura romanica. Ci sono almeno 18 chiese e alcune sono veramente spettacolari.</p>
<p>Per visitarle abbiamo individuato tre percorsi giornalieri che consentano di abbinare le visite alle chiese con la scoperta del territorio, dei suoi abitanti e della sua cucina.</p>
<p>Un giorno dedicato alle tre basiliche di Como, uno alle basiliche della Brianza e uno al giro delle chiese del lago. Ed è con questa logica che le abbiamo ordinate nella descrizione.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/aAQQrp_gi4k" width="600" height="379" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Una delle caratteristiche del Triangolo Lariano, oltre alla bellezza del paesaggio, è la significativa presenza dell&#8217;architettura romanica. Ci sono almeno 18 chiese e alcune sono veramente spettacolari.</p>
<p>Per visitarle abbiamo individuato tre percorsi giornalieri che consentano di abbinare le visite alle chiese con la scoperta del territorio, dei suoi abitanti e della sua cucina.</p>
<p>Un giorno dedicato alle tre basiliche di Como, uno alle basiliche della Brianza e uno al giro delle chiese del lago. Ed è con questa logica che le abbiamo ordinate nella descrizione.</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/campanili-romanici-percorsi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1670" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/03/campanili-romanici-percorsi.jpg" alt="campanili romanici percorsi" width="800" height="600" /></a></p>
<p>Comincio pubblicando una mappa e l&#8217;elenco delle chiese romaniche (che ho facilmente trovato navigando in internet) e proseguirò pubblicando una pagina per ogni chiesa (link in corsivo nell&#8217;elenco). Ci saranno le foto, i dati e i commenti di un &#8220;appassionato di cose belle che non sa niente d&#8217;arte e architettura&#8221;</p>
<p>Saremo pertanto grati a tutti i lettori che ci vorranno suggerire integrazioni o correzioni partecipando ad un progetto in crowdsourcing sul web che porterà alla realizzazione di un libro.</p>
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