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	<title>Io Editore &#187; recensioni</title>
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		<title>A sarà düra!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 09:18:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p><strong>Un viaggio che non promettiamo breve - Venticinque anni di lotte No Tav</strong>, Wu Ming 1, Einaudi, 652 pagine, 21 euro</p>
<p>Che si sia pro o contro il Tav (treno ad alta velocità), questo libro (impegnativo, visto il numero di pagine) è illuminante per capire cosa succede il Val di Susa. Un territorio presidiato permanentemente da centinaia di p...</p>
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<p><strong>Un viaggio che non promettiamo breve &#8211; Venticinque anni di lotte No Tav</strong>, Wu Ming 1, Einaudi, 652 pagine, 21 euro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che si sia pro o contro il Tav (treno ad alta velocità), questo libro (impegnativo, visto il numero di pagine) è illuminante per capire cosa succede il Val di Susa. Un territorio presidiato permanentemente da centinaia di poliziotti, carabinieri, guardie di finanza. E recinzioni, filo spinato a lamina, torrette di guardia, blindati, blocchi stradali, perquisizioni. Che producono manifestazioni e scontri nei boschi, processi, detenzioni, visite fiscali, sequestri di materiali di ogni genere. Ma anche grandi feste, sagre antichissime, infinite tavolate, canti, cori, folletti, prodotti naturali. Protagonista il popolo della Valle. Con i suoi sindaci con fascia tricolore e gonfaloni, preti, suore, mamme con carrozzine, anziani montanari con lunghe barbe, giovani dei centri sociali, artigiani, negozianti, pendolari. Decine di migliaia di persone che da 25 anni (25!) si oppongono a una grande opera che considerano inutile, dannosa, costosissima. Un vero e proprio caso sociale, un pezzo di storia che non ha eguali di questi tempi. Contro lo stato, giornali, tivù, partiti di destra e sinistra, cooperative “rosse”, multinazionali del cemento. Una lotta improba, una resistenza infinita. Con vittorie e sconfitte. In piazza, nei tribunali, nei consigli comunali, nei boschi, sull’autostrada A32. Narrata attraverso testimonianze, denunce, sentenze, fiabe, dichiarazioni. Certo è che si sia pro o contro, una realtà da non ignorare, da non sottovalutare. Sempre al grido di: A sarà düra!</p>
<p>Una nota sull’autore. Wu Ming è un collettivo di scrittori bolognese (tra i quali Wu Ming 1) che da anni investiga in territori sconosciuti e dimenticate della storia traendone racconti curiosi, e inusuali. Su pellerossa, vietcong italiani, prigionieri scalatori in Kenia. Ma anche romanzi storici sulle lotte tra luterani e cattolici in Germania e di rivoluzionari francesi.</p>
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		<title>La bellezza della ricerca</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 15:49:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>Il capolavoro di Einstein</strong>, John Gribbin, Bollati Boringhieri 19 euro</p>
<p>Buchi neri, fotoni, quanti, ma anche paradosso EPR, energia oscura, moto browniano. Ma cosa sono? A che servono? Chi li ha inventati? Questo libro ha la pretesa di spiegarlo. E chi, diversamente da me, ci si vuole applicare, legge e rilegge, insomma studia le sue pagine, certo ci può riuscire. Ma lo consiglio anche a chi, come me, non ha basi scientifiche solide ma è curioso di sapere. Perché.......</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>Il capolavoro di Einstein</strong>, John Gribbin, Bollati Boringhieri 19 euro</p>
<p>Buchi neri, fotoni, quanti, ma anche paradosso EPR, energia oscura, moto browniano. Ma cosa sono? A che servono? Chi li ha inventati? Questo libro ha la pretesa di spiegarlo. E chi, diversamente da me, ci si vuole applicare, legge e rilegge, insomma studia le sue pagine, certo ci può riuscire. Ma lo consiglio anche a chi, come me, non ha basi scientifiche solide ma è curioso di sapere. Perché descrizioni scientifiche e vita privata si intrecciano e delineano la personalità di questo scienziato che ha fatto la storia della fisica, anzi ne è l’icona. La sua testa leonina, i suoi capelli bianchi, il suo sguardo ironico, sono diventati il prototipo dello scienziato: geniale, strano, disordinato. Teorico, geniale, come tutti i veri geni da ventenne, precorritore di decenni alle dimostrazioni che hanno convalidato le sue tesi, immerso nei suoi studi, Dalla vita ovviamente movimentata: prima disoccupato, insegnante precario, marito e padre distratto poi premio Nobel, collezionista di lauree honoris causa e di cattedre prestigiose, pacifista, grande anche nel rifiutare qualunque trattamento che gli prolungasse la vita considerandolo “di cattivo gusto”. Fedifrago, spiritoso, brillante. Insomma grandissimo. Per Gribbin soprattutto non per la teoria della relatività ristretta (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/E%3DMC%C2%B2">E=MC<strong><em>²</em></strong></a>) bensì per quella della relatività generale. Il suo capolavoro.</p>
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		<title>L’autore è il commissario</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 08:27:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>Era di maggio</strong>, Antonio Manzini,  Sellerio Editore Palermo pagine 381 14 euro</p>
<p>E’ lui il commissario Rocco Schiavone. Antonio Manzini l’ho visto alla presentazione del libro e non ho dubbi. La parlata romanesca, una bella faccia simpatica, sardonico, non se la tira, un tipo da Clark. Come quelle che</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p><strong>Era di maggio</strong>, Antonio Manzini,  Sellerio Editore Palermo pagine 381 14 euro</p>
<p>E’ lui il commissario Rocco Schiavone. Antonio Manzini l’ho visto alla presentazione del libro e non ho dubbi. La parlata romanesca, una bella faccia simpatica, sardonico, non se la tira, un tipo da Clark. Come quelle che calza Rocco. Vive a Roma ma gli piacciono le montagne della Valle d’Aosta. Anche il commissario Schiavone va su e giù da la Vallée alla capitale. Un tipo curioso il nostro poliziotto: si fa le canne in ufficio, vive da solo, un passato da ragazzo scapestrato (e anche un po’ di più), disincantato, vedovo, sciupafemmine senza volerlo (forse). Ma molto bravo a risolvere omicidi, truffe, rapine. Sta alla lontana dal potere costituito, che odia, si fa i fatti suoi, si fida molto del suo intuito (e ha ragione). Ma non mi è piaciuto il finale. D’accordo che prelude alla prossima avventura (la quinta), ma è troppo tronco. Non lascia l’acquolina in bocca, ma un po’ di amaro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><em>L’autore è il commissario</em></pre>
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		<title>Il cinema al tempo di twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2015 07:30:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lo scaffale di Nonno Santi</p>
<p><strong>Cinema fabbrica di sogni</strong> di Arturo Lanocita, Carlo Signorelli Milano, 136 pagine + 64 tavole fotografiche, 650 lire.</p>
<p>Avete letto bene: 650 lire. Lanocita (1904-1983) era critico cinematografico del Corriere della Sera e pubblicò il saggio nel 1950. Il suo prezzo attuale</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo scaffale di Nonno Santi</em></p>
<p><strong>Cinema fabbrica di sogni</strong> di Arturo Lanocita, Carlo Signorelli Milano, 136 pagine + 64 tavole fotografiche, 650 lire.</p>
<p>Avete letto bene: 650 lire. Lanocita (1904-1983) era critico cinematografico del Corriere della Sera e pubblicò il saggio nel 1950. Il suo prezzo attuale è trattabile su ebay, variando dai 25 euro a più di 100, per la prima edizione in buone condizioni. E’ nei miei scaffali da quando studiavo alle medie (regalo della professoressa Margherita Cajola al più cinemaniaco dei suoi studenti), m’ha fatto venire in mente di ricercarlo un articolo di Maria Pia Fusco sul Venerdì di Repubblica, intitolato “La fabbrica dei sogni” e dedicato al Centro Sperimentale di Cinematografia che nel 2015 compie 80 anni. Il libro di Lanocita si applicava invece a presentare la storia di tutto il cinema (e molta tecnica) all’infanzia, il suo sottotitolo è: Ragazzi, ecco la storia del film… Usciva in una collana divulgativa, che si presentava così: “I ragazzi d’oggi non sono peggiori di quelli di ieri, come certi pedanti moralisti vorrebbero. Sono ragazzi che vanno al cinematografo e leggono gli albi a fumetti, che si interessano di macchine e di motori e amano lo sport. Detestano le cose noiose e fuori della scuola non desiderano cose che ricordino loro la scuola”. Questa storia del cinema è rimasta eternamente “non noiosa”, anche se sulle cose che racconta si è deposta la polvere del tempo. Lanocita aderiva perfettamente al progetto editoriale di educare senza parere. E nella prefazione era preciso: “Del cinema, in questo libro, si racconta la vita soltanto a uso dei ragazzi. Si fa menzione dell’essenziale e ci si sofferma sui film e sui loro artefici quando abbiano un particolare interesse per i giovanissimi. E’ un rapido racconto, quasi una fiaba, la fiaba di uno dei più affascinanti prodigi del nostro tempo”. La sua forza sta proprio in questo: aver colto la magia del cinema come intrattenimento, qualunque sia il suo destino tecnico e commerciale. I tempi dello schermo come grande lenzuolo bianco non torneranno mai più ma le immagini in movimento non smetteranno mai di affascinare. Saperne di più sulla celluloide, al tempo di twitter, non fa male (soprattutto se lo strumento è agile come questo libro: poco più di 100 pagine illustratissime): abbiamo visto, a Miss Italia, che i ragazzi d’oggi hanno bisogno di schiarirsi le idee anche su un passato ancora caldo.</p>
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		<title>Un misogino dalla parte delle donne</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 08:10:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p>Con le donne monologo spesso, Karl Kraus, Elliot, pagine 124, 12 euro</p>
<p>I testi contrastano il geniale titolo. Non c’è misoginia nelle parole del misogino Kraus, un geniale boemo fustigatore della morale borghese di inizio ‘900 a Vienna. Le sue considerazioni su verginità, matrimonio, maternità, bordello, aborto, perversione, pornografia sferzano come un gatto a nove code bigotti e moralisti. E qualche donna. E fanno male.</p>
<p>&#160;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p>Con le donne monologo spesso, Karl Kraus, Elliot, pagine 124, 12 euro</p>
<p>I testi contrastano il geniale titolo. Non c’è misoginia nelle parole del misogino Kraus, un geniale boemo fustigatore della morale borghese di inizio ‘900 a Vienna. Le sue considerazioni su verginità, matrimonio, maternità, bordello, aborto, perversione, pornografia sferzano come un gatto a nove code bigotti e moralisti. E qualche donna. E fanno male.</p>
<p>La doppia morale di quegli anni, ma ancora vigente ai nostri giorni, è un accusativo assoluto. La frase che segue lo sintetizza: “La società borghese è costituita da due specie di uomini: quelli che annunciano che da qualche parte è stato scoperto un covo di vizi e quelli a cui dispiace averne appreso l’indirizzo troppo tardi”. Geniale!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/09/copj170.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2236" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/09/copj170.jpg" alt="copj170" width="170" height="259" /></a></p>
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		<title>Perversioni Femminili</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 07:15:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lo scaffale di Nonno Santi</p>
<p>Perversioni femminili - Le tentazioni di Emma Bovary, Louise Janet Kaplan , Raffaello Cortina Editore, 346 pagine 25 euro.</p>
<p>I cacciatori di testi, nello studiare strategie editoriali, hanno notato che oggi c’è grande richiesta di libri di cucina e psicologia. Dev’essere per questo che Cortina ha deciso di ristampare lo studio classico che Louise J. Kaplan (1929-2012) scrisse nel 1991. I cinefili lo apprezzeranno anche perché nel 1996 la regista Susan Streitfeld vi si era ispirata per il suo film Perversioni femminili, con Tilda Swinton. L’assunto della psicoanalista e scrittrice americana, che per le sue riflessioni parte dal romanzo di Gustave Flaubert, è esposto nelle prime righe: “Le immagini femminili e maschili originarie che trovano espressione nelle perversioni sono il riflesso degli ideali di femminilità e virilità che più vediamo esaltati. </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scaffale di Nonno Santi</p>
<p>Perversioni femminili &#8211; Le tentazioni di Emma Bovary, Louise Janet Kaplan , Raffaello Cortina Editore, 346 pagine 25 euro.</p>
<p>I cacciatori di testi, nello studiare strategie editoriali, hanno notato che oggi c’è grande richiesta di libri di cucina e psicologia. Dev’essere per questo che Cortina ha deciso di ristampare lo studio classico che Louise J. Kaplan (1929-2012) scrisse nel 1991. I cinefili lo apprezzeranno anche perché nel 1996 la regista Susan Streitfeld vi si era ispirata per il suo film Perversioni femminili, con Tilda Swinton. L’assunto della psicoanalista e scrittrice americana, che per le sue riflessioni parte dal romanzo di Gustave Flaubert, è esposto nelle prime righe: “Le immagini femminili e maschili originarie che trovano espressione nelle perversioni sono il riflesso degli ideali di femminilità e virilità che più vediamo esaltati. Emma Bovary è resa schiava dagli stereotipi femminili che, nella società di cui faceva parte, costituivano l’ideale di femminilità. La vita di Emma Bovary e i destini delle donne che descriverò si svolgono su uno sfondo di perversioni tutte interne alle nostre istituzioni sociali più riverite: la famiglia, la Chiesa, la moda e la cosmesi, l’industria pornografica, i grandi magazzini… Noi ci accingiamo a scandagliare il mondo della perversione, a penetrare sotto la sua superficie e a mettere a nudo quanto di ingannevole vi si nasconde”.<br />
“Vaste programme” verrebbe da dire, rifacendosi all’elegante scetticismo del generale de Gaulle a proposito di progetti ambiziosi al confine dell’utopia. Ma le conclusioni di Kaplan (che esplora un campo vastissimo, dal feticismo alle mutilazioni, dal sadismo alla banalizzazione “del significato di libertà erotica”) hanno superato le barriere del tempo, anche al di là di qualche informazione invecchiata (di Histoire d’O dice che fu “presumibilmente scritto da una sconosciuta che si era ribattezzata Pauline Réage”). “Per una donna, anche oggi (per lei, la fine degli anni Ottanta del XX secolo), esplorare ed esprimere la pienezza della propria sensualità, delle proprie ambizioni, capacità emotive e intellettuali, responsabilità sociali, virtù di tenerezza, comporta innumerevoli rischi e una modificazione addirittura rivoluzionaria delle condizioni che la mortificano e la tengono prigioniera”. Era un’invettiva femminista e si sta rivelando una profezia: è la fotografia non sbiadita delle condizioni di milioni di donne, nel mondo globalizzato.</p>
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		<title>Insegniamo ai bambini a fare da soli</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 10:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p>“<strong>I bambini devono fare da soli. Senza mai sentirsi soli…</strong>” ,Elisabetta Rossini, Elena Urso, EdiCart 16 euro</p>
<p>Il secondo libriccino di Elisabetta Rossini e Elena Urso, se possibile, è ancora più bello del primo. Chiamarlo libriccino è un diminutivo che si riferisce solo al formato, ai bellissimi disegni (sempre di Elisabetta Rossini), alla grafica, ma non ai contenuti.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le recensioni di GdA</em></p>
<p>“<strong>I bambini devono fare da soli. Senza mai sentirsi soli…</strong>” ,Elisabetta Rossini, Elena Urso, EdiCart 16 euro</p>
<p>Il secondo libriccino di Elisabetta Rossini e Elena Urso, se possibile, è ancora più bello del primo. Chiamarlo libriccino è un diminutivo che si riferisce solo al formato, ai bellissimi disegni (sempre di Elisabetta Rossini), alla grafica, ma non ai contenuti.</p>
<p>Di una profondità, di una densità davvero grandi. Il linguaggio è semplice, ma il contenuto è ricco, prezioso. Buon senso a 140 caratteri, dicono le autrici, ma è molto di più. Intanto il buon senso è un modo di essere, di sentire, di esprimersi, di agire purtroppo dimenticato. Oggi ci si muove, ci si comporta solo con formulette, disposizioni, addirittura leggi per ogni gesto e pensiero della vita. Movimenti ed espressioni artificiali dettati da qualche libro di sociologia comportamentale, manuale di psicologia spiccia, dimenticando esperienze proprie e di altri, genitori magari. Nel libriccino di Elisabetta e Elena si percepisce che si scrive perché si è sperimentato, si è vissuto. Da qui anche il linguaggio e la forma scelti per comunicare. Semplice perché maturo. Ma c’è di più. Non è un promemoria, come dicono loro, da tenere sempre a portata di mano solo per chi ha figli piccoli. A mio parere vale sempre, anche per genitori di adolescenti e di figli maggiorenni, soprattutto di quelli che vivono in casa fino ad età avanzata. Rapporti complicati, tra persone adulte, ma il rapporto è ancora genitori-figli. Anche per me i consigli delle due pedagogiste sono preziosissimi. Vedrò di seguirli, ma non sono sicuro di riuscirci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Insegniamo ai bambini a fare da soli</em></p>
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		<title>Tempesta di ghiaccio</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 13:45:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[la Morandini dei poveri - recensioni semiserie di film]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>La Morandini dei poveri<br />
</em></p>
<p>Un film che trascina lo spettatore in un inenarrabile vortice “tempestoso” sì, ma di noia.</p>
<p>Alcuni scienziati stanno sperimentando la creazione di nuvole attraverso 1999 droni chiamati seraf (non perdete tempo a cercare il vero significato di Seraf…sono angeli…sarà la prima metafora che ci viene illustrata quando un realistico David Craig si ghiaccia per strada come un popopolaretto nelle prime battute del film?). Tali droni dovrebbero provocare nuvole e quindi pioggia per – evidentemente – risolvere il problema della siccità, peccato che come al solito perdano il controllo di tutto e quindi faranno “eh…un bordello”</p>
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<p>&#8220;Tempesta di Ghiaccio&#8221; Un film che trascina lo spettatore in un inenarrabile vortice “tempestoso” sì, ma di noia. Alcuni scienziati stanno sperimentando la creazione di nuvole attraverso 1999 droni chiamati seraf (non perdete tempo a cercare il vero significato di Seraf…sono angeli…sarà la prima metafora che ci viene illustrata quando un realistico David Craig si ghiaccia per strada come un popopolaretto nelle prime battute del film?). Tali droni dovrebbero provocare nuvole e quindi pioggia per – evidentemente – risolvere il problema della siccità, peccato che come al solito perdano il controllo di tutto e quindi faranno “eh…un bordello” . Sono accampati come dei boy-scout in due tende in un grande prato dell’Oregon che somiglia al campo Saini o all’Idroscalo. Sono tutti dei geni, ma non è ancor arrivato il genio dei geni, quello che chiameremo d’ora in poi Lui, il divino.<br />
Il divino infatti, che fisicamente è un incrocio tra un Erri De Luca bastardo e un Dr. House senza ironia ma con un sarcasmo del cazzo, dopo una lunghissima carriera di scienziato, lascia per diventare scrittore. E’ tale la sua simpatia che molti spettatori pensano che invece di aver lasciato lui la professione lo abbiano mandato a cagare tutti, possibilmente anche a calci nel didietro.<br />
Sta autografando uno dei suoi innumerevoli libri accompagnato dalla solita zoccoletta di turno, arriva anche lì un tornado e, lanciandosi per salvare la baby squillo pietrificata dalla visione e dal freddo, riesce a metterla in salvo anche quando un’automobile volante le si scaglia addosso provocandole solo alcuni graffietti.<br />
Mentre la bella ingornita viene ricoverata per accertamenti il Divino raggiunge l’accampamento e da qui comincia, anzi prosegue, con questo suo simpatico fare da ultra saputo: battutine, considerazioni, lezioni di fisica nucleare da far impallidire Ernico Fermi e tutto il CERN, pone domande di cui solo lui sa le risposte per smerdare gli altri e avvalla ogni sua brillante idea rifacendosi ai volumi che ha scritto, il tutto con una smorfia della bocca in un sorrisetto mordace da prenderlo a badilate in testa organizzando un flash mob. Ma non fa niente, l’uomo serve e ce lo teniamo. Anche l’accampamento viene spazzato via dalla tempesta e il solito aiutante-ultima ruota del carro che pesa svestito 300 chili sale per trovare riparo su un Suv, ma nonostante la massa addizionata prende il volo come una piuma di un passerotto (razzismo o messaggio tipicamente americano contro l’obesità?); più avanti gli scienziati superstiti attraverseranno e andranno direttamente incontro a un nuovo tornado infilandocisi di netto con una manovra decisa dal Super Scienziato (che nel frattempo rimembra ancora un altro suo libro…ma cheppalle!) affrontandolo ad angolo retto: ne escono tutti illesi e pure la macchina sembra appena uscita da un autolavaggio di quelli che ti danno pure la cera sulla carrozzeria. Il fatto che il tornado sia stato affrontato a 90° gradi stimola nello spettatore ogni sorta di truce pensiero e vendetta di vario genere qui irripetibile, ma da condividere in pieno.<br />
La fighetta- Breatney Spear esce dall’ospedale con solo 3 punti di sutura in fronte e tutti noi tiriamo un sospiro di sollievo, prende la macchina e siccome è tanto bella quanto sfigata incontra l’ennesimo tornado, si distrae dalla guida e hop! E vai, che si sfracella rovinosamente perdendo – finalmente – la vita e noi riacquistando speranze di vedere qualcosa di corposo nel proseguimento della trama, peraltro inesistente o quasi. Ci sono altri due pseudo-protagonisti: un reporter alle prime armi e un’assistente niente male, ridono, scherzano, ammiccano e un bel pernacchione di fronte a quello che sta succedendo: “La beata gioventù vien meno…” (G.Leopardi), ma anche l’ignoranza.<br />
Invece In un quartier generale, la cui identificazione sembra un rebus stereoscopico (ma che evidentemente rappresenta anche una metafora di una situazione intricata e di difficile interpretazione), c’è il cattivo (probabilmente cocainomane) che vuole non distruggere i droni-seraf che provocano tutto ‘sto casino, ma utilizzare armi cui lo scopo alla sottoscritta personalmente rimane un mistero. Non importa. Nel finale il Divino Scienziato, sempre colto, arrogante e presuntuoso si scopre pure provolone: della serie “Morto un Papa se ne fa un Altro” dichiara la sua ammirazione all’unica donna del gruppo degli scienziati salvati dalla tendopoli con un lusinghiero ma altrettanto nauseante: “Te l’ho detto che sei bellissima?” e tutto ciò ovviamente nel momento assolutamente più critico di tutta la faccenda. Un uomo di merda: ha perso la compagna 1 ora prima e tenta già di rimpiazzarla, avrà un gran cervello ma a romanticismo siamo a livello di Uomini&amp;Donne… Lei ammicca, lui ammicca, sappiamo già come andrà a finire, ma sapessero a noi quanto ce ne sbatte il belino?!?! Al di là di tutto però una bella &#8220;danza della pioggia&#8221;, fatta secondo tutti i sacri crismi sarebbe stata più propiziatoria, non avrebbe fatto male a nessuno, decisamente economica e sicuramente più divertente!<br />
E’ proprio vero: “Si chiude una porta e si apre un portone”, di immense cagate però….</p>
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<p>NDR</p>
<p>Tempesta di ghiaccio è un film del 1997 diretto da Ang Lee, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Rick Moody. Presentato in concorso al 50º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura</p>
<p>Interpreti e personaggi</p>
<ul>
<li>Kevin Kline: Ben Hood</li>
<li>Joan Allen: Elena Hood</li>
<li>Sigourney Weaver: Janey Carver</li>
<li>Christina Ricci: Wendy Hood</li>
<li>Elijah Wood: Mikey Carver</li>
<li>Henry Czerny: George Clair</li>
<li>Tobey Maguire: Paul Hood</li>
</ul>
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		<title>Collision Course</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 13:04:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[la Morandini dei poveri - recensioni semiserie di film]]></category>
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		<category><![CDATA[critica cinematografica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>La Morandini dei poveri<br />
</em><br />
L’hanno definita una action-comedy…sarà…</p>
<p>Eruzione solare dieci volte più di quello che gli umani si aspettavano, black out mondiale e solamente 7.000 aerei in volo che non comunicano più con le torri di controllo.</p>
<p>In particolare siamo in volo verso Long Beach su un Boeing 747: dei due piloti il primo muore fulminato secco mentre il secondo è tramortito, ma forse ancora vivo. E adesso cosa si fa? Sull’aereo - dall’apparenza esterna normale - all’interno ha le luci rosa schoking come il Crazy Horse, lo spettatore crede di aver cambiato canale invece siamo proprio all’interno del mezzo (forse un richiamo alle atmosfere trasgressive di Almodovar?)</p>
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</em><br />
L’hanno definita una action-comedy…sarà…</p>
<p>Eruzione solare dieci volte più di quello che gli umani si aspettavano, black out mondiale e solamente 7.000 aerei in volo che non comunicano più con le torri di controllo.</p>
<p>In particolare siamo in volo verso Long Beach su un Boeing 747: dei due piloti il primo muore fulminato secco mentre il secondo è tramortito, ma forse ancora vivo. E adesso cosa si fa? Sull’aereo &#8211; dall’apparenza esterna normale &#8211; all’interno ha le luci rosa schoking come il Crazy Horse, lo spettatore crede di aver cambiato canale invece siamo proprio all’interno del mezzo (forse un richiamo alle atmosfere trasgressive di Almodovar?) e per un velivolo che trasporta normalmente 400 passeggeri c’è UN SOLO Steward peraltro un po’ nervosetto anche quando deve comunicare loro che l’aereo non ha più nessuno ai comandi.</p>
<p>Il pilota morto viene prelevato dalla sua poltrona e il grembiule da oste dello steward gli viene messo in faccia come segno di grande rispetto… Ma niente paura, tra tutti i passeggeri , evidentemente in stato di incoscienza (visto che continuano chi a chiacchierare, chi a dormire, chi ad ascoltare musica, ecc.) abbiamo 4 o 5 figure fondamentali: 1) uno studente di 43 anni al primo anno di medicina che sta tornando a casa per dire ai genitori che “molla” e che viene chiamato per prestare soccorso al secondo pilota e dopo un momento di personale panico accetta “obtorto collo” di fare una partitina con “L’Allegro Chirurgo” e tirano fuori anche la Valigetta del Dottore. Alcuni momenti di confusione: prima dice “Libera!” poi dice “Carica!”, evidentemente si è perso tutte le puntate di E.R. o più probabilmente si è fatto fottere dalla CEPU, ma nonostante ciò riesce a far riprendere l’uomo. 2) Uno psicopatico in tuta da meccanico e cappellino da baseball dissociato e paranoico accompagnato da un ragazzetto inutile e insignificante; l’uomo è convinto che un altro protagonista – un arabo americano di nome Kabir (Kabir Bedi per caso?) con barba e capelli neri neri avendo probabilmente usato “Deep Black n. 09” come tinta del mitico Frank Provost, il coiffeur delle dive &#8211; sia un attentatore che ha messo una bomba sul Boing. Il dissidio tra l’elettricista sociopatico e l’arabo porta alla ribalta la profonda tragedia iniziata con l’11 settembre: razzismo a go-go, evviva! 3) Una bionda chiattona e inquartata come una mucca alla Fiera del Bovino che comincia a singhiozzare poiché è prassi che i singulti siano ormai uno standard come colonna sonora e sottofondo di tutti i lungometraggi e che di lavoro fa l’allevatrice di cani da guardia tanto da averne uno nella stiva che a un certo punto scappa dalla gabbia e semina FINALMENTE il panico tra i passeggeri sempre dall’encefalogramma piatto. 4) Last but not least ANZI: una scrittrice di successo dalle fattezze e origini maori che – guarda il caso…!? – è vedova di un meraviglioso uomo che faceva il pilota e con il quale da fidanzatini “giocavano” con i simulatori di volo durante gli addestramenti… E infatti chi, se non lei, l’eroina (sostanza che si deve essere iniettata anche negli zigomi) poteva prendere in mano la situazione aiutata dal simpatico steward-cameriere che, vista la signora non giovanissima ma allegra e ancora papabile, si ammorbidisce iniziando a fare il provolone?<br />
La trama a questo punto si infittisce con momenti di coming out collettivi: l’elettricista paranoico chiamato nella stiva buia per vedere di dare una mano ad aggiustare il pilota automatico che non si riesce a disinnescare ha un attacco di panico che lo pietrifica e piange ricordando che la sua mamma tanto cattiva quando era piccolo lo picchiava e lo chiudeva dentro uno sgabuzzino al buio, lo Stewart che essendosi dedicato troppo al lavoro viene lasciato (e ben gli sta) dalla moglie e non vede da tempo sua figlia, il presunto terrorista che invece è un ingegnere che si occupa di distruzioni edili (comprese quelle del suo cervello) ha perso tutti i familiari a Ground Zero, la chiattona che, non cagandola nessuno, si è riversata verso l’amore per gli animali e la scrittrice che rivanga i bei momenti con il marito, parla di solitudine e di sua figlia (di quest’ultima sto inventando perché non mi ricordo neanche che cazzo ha detto…). Insomma nei casi più urgenti della vita, impariamo, non bisogna essere troppo interventisti ne troppo lucidi, non è importante il fatto di schiantarsi, ma piuttosto quello di far schiattare gli altri con il racconto delle mielose vicende personali che, visto che il tempo a disposizione lo permette ampiamente…, ci rivelano il profondo IO dei protagonisti.Complimenti per questi bei momenti densi di commozione: dei fermo immagine fondamentali e intimisti.<br />
Dal cielo bisogna però passare alla situazione a terra! C’è questo black out totale e cosmico ma – fortuna vuole – che un UNICA torre di controllo in tutta America sia rimasta attiva e gestita solo da un vecchio volpone so-tutto-io e il solito assistente alle prime armi deficiente. I voli, come detto all’inizio, che hanno perso i contatti con le reciproche stazioni sono appunto 7.000 tanto che sui loro radar spuntano come funghi e le collisioni con si contano più. Niente panico, cosa può voler dire avere più culo che mutande: il vecchio volpone si incaponisce proprio sul volo del Gay Pride e – saltati anche altri controlli e dopo aver sparato a caso numeri da giocare alla Smorfia &#8211; decide di entrare come l’hacker più esperto nei sistemi informatici della Nasa e dell’Aeronautica Militare americana che peraltro poco prima gli avevano negato l’accesso e qualsivoglia supporto. Lui se ne sbatte bellamente e comincia a smanettare come un pazzo sulla tastiera cercando di modificare le posizioni dei satelliti in orbita e, idea geniale, trovare le linee dei cellulari dei passeggeri per mettersi in contatto con loro. Attimi di vera suspence fino a che nell’aereo tutti i cellulare si mettono a suonare: tutti sembrano allora improvvisamente risorgere ( cosa vuol dire la forza di un Iphone davanti alla vita umana… ).<br />
La prima a rispondere è la Isabelle Allende dei giorni nostri che fa anche un po’ troppo la prima della classe per i nostri gusti: ma hanno beccato la persona giusta che prende quindi posizione in poltrona di pilotaggio e cloche alla mano procede.<br />
Viene istruita con Tarapìa tapioco, la supercazzola prematurata con scappellamento a destra come se fosse antani e la donna non ha una benché minima esitazione e esegue speditamente le disposizioni per poi – di sua spontanea volontà – quando siamo già verso la pista di atterraggio, eseguire un “Sleep Slide” ovvero una specie di atterraggio sul fianco che riesce perfettamente.</p>
<p>Delusione per lo spettatore: non vi è l’applauso generale come quando si atterra a Punta Raisi con il culo stretto alla vista della montagna che ci si para davanti, ma pazienza, l’importante e che l’aereo e i passeggeri siano salvi! L’operatore radar si presenta al Gate degli arrivi per fare i complimenti alla novella Amelia Earhart.<br />
Un aereo quindi ce l’ha fatta, degli altri 6.999 aerei in balia del nulla e lasciati soli a se stessi invece un sonoro bel chissenefrega da tutti! Mors tua vita mea…</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/groups/1566931776917100/members/" target="_blank">aderisci al gruppo ‘La Morandini dei poveri’</a></p>
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<p><em>Collision Course</em></p>
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		<title>Apocalypse Earth</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 12:50:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[la Morandini dei poveri - recensioni semiserie di film]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>La Morandini dei poveri   </em></p>
<p>"Apocalypse Earth". Diciamo subito che il film è adatto solo per un pubblico adulto e provato dalle esperienze più tragiche della vita.</p>
<p>La regia e la cura degli effetti speciali sono stati realizzati senza dubbio alcuno a cura dei migliori allievi di Stanley Kubrick e Carlo Rambaldi.</p>
<p>La trama, peraltro complicatissima, inchioda (nel senso più letterale del verbo) lo spettatore alla poltrona poichè gli eventi si susseguono con un ritmo estremamente incalzante e serrato che lo lasciano completamente senza fiato minando il suo equilibrio psichico.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Morandini dei poveri                                                                 <a href="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/soncini_copy.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1726" src="http://live.ioeditore.it/wp-content/uploads/2015/04/soncini_copy.jpg" alt="soncini_copy" width="160" height="160" /></a></em></p>
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<p>&#8220;Apocalypse Earth&#8221;. Diciamo subito che il film è adatto solo per un pubblico adulto e provato dalle esperienze più tragiche della vita.</p>
<p>La regia e la cura degli effetti speciali sono stati realizzati senza dubbio alcuno a cura dei migliori allievi di Stanley Kubrick e Carlo Rambaldi.</p>
<p>La trama, peraltro complicatissima, inchioda (nel senso più letterale del verbo) lo spettatore alla poltrona poichè gli eventi si susseguono con un ritmo estremamente incalzante e serrato che lo lasciano completamente senza fiato minando il suo equilibrio psichico.</p>
<p>Un gruppo di umani si schianta con una navicella spaziale &#8211; diretta non si sa dove &#8211; su un pianeta sconosciuto con una esplosione devastante tipo Mururoa ma da cui ne escono tutti assolutamente illesi tranne il capitano, che riporta un forte trauma cranico. Incontrano (in ordine sparso) tre fuggitivi di Guantanamo prigionieri di uno zoo che non vedremo mai, una tribù albina di indigeni, cavallette gigantesche e lucertole preistoriche (che gli umani riescono ad uccidere con un coltellino svizzero), alieni che si muovono in trasparenza e infine una donna serpente tipo Cecilia Rodriguez arrivata direttamente dall&#8217;Isola Desnuda senza passare dal Via.</p>
<p>I veri protagonisti saranno comunque un Big Jim estremamente vanesio che costantemente si sparge la faccia di fango (merda?) e se la lava svariate volte come se fosse ad Abano Terme, ma che comunque come maschio fa molto sangue e ha il suo bel perchè tanto da arrivare a copulare (nel giro di mezzo pomeriggio) con la donna serpente così tanto spaventata all&#8217;inizio, poverina! Lo scienziato/capitano in tuta da meccanico, che dopo aver riportato il trauma cranico si rimette in sesto nel giro di poche ore forse perchè curato da una co-protagonista &#8211; la Dr.ssa Capironi &#8211; che per fortuna &#8211; siccome sta sul cazzo fin dall&#8217;inizio con quel suo fare da crocerossina frustrata &#8211; cade in un torrente, viene inghiottita dalla corrente e come su un taboga di Gardaland scompare giù dritta in una rovinosa cascata amazzonica e via che ce la siamo tolta dai coglioni. Altri personaggi prendono capocciate a man bassa: c&#8217;è chi ce la fa e chi muore, pazienza. Altri protagonisti degni di nota non solamente per la recitazione ma anche come rappresentanti di tutte le razze umane sono: 1) un uomo di colore di grande tempra che viene ucciso dall&#8217;entità trasparente anche se aveva avuto l&#8217;ingegno di realizzare degli archi con del bamboo: peccato per le frecce fatte con rametti di ciliegio storti che una mano divina manda però fino poco prima sempre a segno, 2) un nano &#8211; cattivello e nervosetto tipo il nano Trementino &#8211; che trascina con una mano una cellula antimateria grande come un boiler da 80 litri per far ripartire la navicella spaziale ma non ce la fa e muore anche lui sotto gli spari tipo taser ma in formato &#8220;extra large&#8221; che, per chi non lo sapesse, è l&#8217;acronimo di Thomas A. Swift&#8217;s Electronic Rifle. Insomma schiattano tutti tranne il Capitano ex-cerebroleso, il BigJim e la donna serpente. Un personaggio che merita una menzione a parte è il robot dalle fattezze umane, o per meglio dire dalle fattezze di un nerd leccaculo che salva svariate volte i suoi amici senza però risparmiare loro la presa per il culo finale di averli fatti partire per 900.000 anni per farli poi tornare nello stesso punto di partenza che loro peraltro non riconoscono più. Ma anche l&#8217;Uomo di Latta ha un cuore visto che confessa&#8230;</p>
<p>Come molti spettatori hanno fatto notare e segnalato il messaggio del film è totalmente e sicuramente impregnato di un messaggio ecologista e naturista dove le razze umane si incontrano per poi soggiacere inermi alla dura legge della selezione naturale.</p>
<p>Nel film si mischiamo forti momenti e intensi richiami da &#8220;2001 Odissea nello Spazio&#8221; ai famosi Power Ranger con tanto di mostri volanti passando attraverso &#8220;Laguna Blu&#8221; con la sua purezza d&#8217;intenti (che qui mica tanto riusciti perchè trombano che è un piacere anche sotto le bombe).</p>
<p>Il lungometraggio fa questo&#8221;escursus&#8221; dalla creazione della vita fino ad arrivare ai giorni nostri così inquinati, senza scopo e valori per lanciare un messaggio importante: salvare Madre Terra. Un&#8217;opera corale ma anche un cult movie maledetto: il regista &#8211; dopo l&#8217;anteprima al Festival di Cannes &#8211; è andato in overdose per un miscuglio di Moment scaduti ed è morto stecchito, la notizia ha ovviamente fatto il giro del mondo e provocato in sala una standing ovation con 25 minuti di applausi. Ognuno ha quel che si merita. E meno male&#8230;</p>
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